Izzo non è la vittima Basta con la bugia del violento buono

Non avessimo a che fare con dei cadaveri, diremmo che andrebbe steso un velo pietoso su questa triste vicenda di una giornalista cui nei giorni scorsi è stato concesso, da Rai e Mediaset, di recitare un lungo monologo in difesa del mostro del Circeo. Ma il fatto è troppo grave perché si possa rinunciare a parlarne. Donatella Papi vuole sposare Angelo Izzo il quale, scontata la pena per il massacro del Circeo, ha violentato e ucciso senza un briciolo di pietà una donna che probabilmente si era illusa che fosse diventato «un altro» e la di lei figlia quattordicenne.

La collega vuole convolare a nozze con un killer reo confesso? Ne ha tutto il diritto. Non sarebbe la prima. Si sono già fatte impalmare da assassini e squilibrati tante signore con lo spirito della missionaria o della crocerossina che volevano redimere dei presunti innocenti e che in alcuni casi, non appena lo sposo aveva riconquistato la libertà, hanno pagato quella scelta con la vita. Al contrario non è ammissibile, tollerabile, giustificato e opportuno che una qualsiasi persona innamoratasi perdutamente di un criminale recidivo, venga ospitata da reti grandi e piccole per sostenere, arrampicandosi sui vetri, che un assassino è un agnellino e che è completamente estraneo ai reati di cui è stato riconosciuto, in ogni grado di giudizio, responsabile. Per giunta di fronte ai familiari delle vittime. I quali, nel mezzo di uno di questi paradossali grandguignol mediatici, hanno sentito la gradita ospite parlare della propria reputazione compromessa da eventuali provvedimenti disciplinari dell'Ordine dei giornalisti, e nemmeno una parola sulle vite mietute dall'uomo con cui vorrebbe unirsi in matrimonio. E non stiamo parlando di un ladro di polli, ma di un pluriomicida, per giunta mai pentitosi di aver torturato e tolto la vita a donne inermi.

Persa la testa per Izzo, la Papi ha potuto recitare indisturbata la sua parte di paladina di un criminale senza che nessuno potesse contenerne gli eccessi e replicare a una tesi difensiva grottesca e incomprensibile. È come se qualche altra dama si invaghisse di Cesare Battisti e andasse a sostenere davanti alla moglie e al figlio di una delle sue molte vittime, il macellaio Lino Sabbadin, punito con la morte per aver reagito a una rapina proletaria, che un terrorista sanguinario non ha mai fatto male a una mosca. Così come in effetti molti svitati sostengono, ma se non altro lontani dagli studi televisivi.

Quanto la Papi sostiene qui a fianco a tutela della sua love story ma soprattutto del candore e delle tenerezze di un uomo che ha ancora le mani grondanti sangue è affar suo e di chi vorrà cercare di interpretarne un’analisi umana e psicologica di Izzo a dir poco farneticante. Poco ci importa dei loro progetti, di quanto lei fa per i poveri e per i disadattati, delle sue esperienze tra i derelitti. Per non parlare dell’incredibile paragone tra gli omicidi di cui si è macchiato il suo promesso e la fine atroce di un bambino di tre anni ucciso l’altro ieri a coltellate dalla madre nel Padovano. Come si faccia, sia pure in preda a qualche crisi mistica, a mettere su uno stesso piano uno stupratore assassino e una mamma depressa lo può sapere solo la Papi. Mica una comparsata, ma un monologo di due ore dell’aspirante sposa, convinta dell’innocenza di un reo confesso, che né Milo Infante né Barbara d’Urso sono riusciti ad arginare. Uno sproloquio sconvolgente a difesa di un assassino recidivo, senza contraddittorio. Due ore in cui alla logorroica Papi è stato consentito, con ragionamenti strampalati e deliranti, di offendere la memoria delle vittime, per giunta alla presenza dei familiari di Donatella Colasanti e Rosaria Lopez.

Uno spettacolo indecente, vergognoso, propinato a milioni di persone nel corso di due programmi nazionalpopolari destinati, in nome del dio Auditel, alla grande platea delle famiglie. La Papi ha prima letto una lettera sdolcinata inviatale dal carcere da Izzo dalla cui lettura dovremmo tutti dedurre l’estrema e insospettata bontà di un uomo ingiustamente considerato un assassino; e poi, negando l'esistenza dei delitti che lo stesso killer si è attribuito nelle aule di giustizia, ha indugiato su un suo non meglio precisato «profilo» di innocenza. Dopodiché ha sostenuto che a sbagliare sono le donne che provocano gli uomini e che «persino Ulisse al Circeo si era dovuto legare» per resistere a certe tentazioni. Ora quali altre trovate degli autori della televisione-spazzatura dobbiamo aspettarci? Izzo che pontifica collegato dalla scena del delitto? Il matrimonio in diretta dietro le sbarre? Il miglior commento è stato quello dell’unico spettatore cui è stato consentito di proferire verbo: cara signora, la prima notte di nozze, prima di coricarsi con l’amato, si faccia dare l’estrema unzione.