Jeans: le braghe dei camalli che vestono tutto il mondo

Nel mondo ne hanno prodotti tanti da fare un paio di volte il giro della Terra. Milioni, miliardi, conosciuti dalla Finlandia al Sud Africa, dagli Stati Uniti all'Australia, Cina, Giappone e Russia. Insomma i blue jeans sono famosi dappertutto. Così come, magari un pochino meno, il pesto. Però per entrambi i prodotti che sono nati a Genova, non molti in Italia e quasi nessuno all'estero, sanno la loro origine ligure. «Un problema di comunicazione» come ha detto ieri l'assessore regionale Margherita Bozzano che insieme a Nando Dalla Chiesa, Roberta Morgano e Paolo oddone hanno presentato a Palazzo Rosso la manifestazione «Blue de Genes, Genova e l'economia della moda». Una rassegna dedicata alle braghe dei camalli, diventati poi pantaloni dei cowboys nel 1860 grazie al signor Levi, un ebreo americano che capì come diventare ricco con quella umile, ma anche preziosa, tela di fustagno. Dal 4 al 6 giugno ci saranno tre giornate di incontri, mostre, sfilate, concerti che seguiranno il fil blue dal palazzo della Borsa a Palazzo San Giorgio, al Porto Antico, a Palazzo Ducale allo Stadio di Albaro, fino al Museo Diocesano dove sarà inaugurata, il 5 giugno alle 11, la nuova illuminazione dei teli della Passione, tutti in jeans, che rappresentano un capolavoro pregiato realizzato nel Cinquecento.
La storia dei blue jeans, tuttavia, risale a molti anni prima. Siamo nel Milleduecento, quando il fustagno, per la prima volta, veniva usato a Londra. Gli inglesi, un pochino per le carestie, un pochino per ragioni economiche, avevano deciso di risparmiare sulla lana, fino ad allora il materiale più usato per giacche e pantaloni. Decisero quindi di utilizzare pure il cotone, ma pesante, quasi felpato. Un cotone caldo, insomma. E nacque così la tela di fustagno. Cominciarono a crescere fabbriche, se così si possono definire quelle dell'epoca, di tele di fustagno. Telerie importanti vennero inaugurate un pochino ovunque, ma ben presto le uniche e le più famose, rimasero quelle di Genova e di Ulm, in Germania, vicino Amburgo. A metà del 1500 rimasero praticamente soltanto quelle due. Facevano teli blu, ma anche bianchi a marroni. E così, nel porto di Londra, le tele che arrivavano dal capoluogo ligure venivano chiamate Geen e poi Jean. Mentre quelle che arrivavano dalla germania venivano chiamate Holmes. Il colore preferito era il blu. E quella che piaceva di più era quella genovese. Così la tela che riuscì a dominare il mercato venne battezzata blue jean. Nel tempo nacque un'altra fabbrica anche nella vicina Francia. Esattamente a Nimes. Anche in questo caso le tele di fustagno dominanti erano di colore blu. E da lì nacque il blue de Nimes. Cioè Denim. Ci vollero tre secoli, poi, perché l'esplosione dei blue jeans venisse conosciuta in tutto il mondo. Ad accendere la miccia, creando pantaloni resistenti, comodi, con tante tasche ed economicamente alla portata di tutti, fu l'ebreo statunitense Levi un secolo e mezzo fa.
La manifestazione prevede anche uno spettacolo in omaggio alla celebrazione dei jeans il 6 giugno in Piazza De Ferrari. Alle 21 danza e sfilata in jeans con musica e alle 22 concerto di Luca Napolitano e dei gemelli Diversi, conduce la serata Jo Squillo rigorosamente vestita di jeans.