Juventus, agli Elkann  piace mister Spalletti

Lapo polemizza con l'Inter: "Noi siamo signorili, altri meno. Ma faremo i complimenti quando vinceranno". John vuole il tecnico romanista in panchina. Cobolli Gigli rassicura: "Diego c'è"

di Domenico Latagliata

A ciascuno il suo. La Juventus riunisce il consiglio di amministrazione per approvare i conti della trimestrale, ma soprattutto per affrontare il nodo allenatore e dare nuove certezze sulla questione stadio. Lapo Elkann presenta la sfida benefica di sabato prossimo tra una selezione All Star juventina e la nazionale stilisti di cui è capitano. Salvo venir invece interrogato sulla Juve. «Della squadra non parlo - ha detto il nipote dell'avvocato Agnelli -. Sono un semplice tifoso, non un manager della società. Le questioni che riguardano la scelta di un nuovo allenatore o di certi giocatori non mi riguardano: c'è gente che viene pagata per questo, chiedete a loro. Al momento mi godo le partite di calcio da tifoso: e voglio vedere undici leoni che scendono in campo con la maglia bianconera, pronti a tutto pur di portare a casa una vittoria».
Non nascosti, il desiderio di volere un giorno diventare presidente della società («Ne sarei onorato, ma non mi candido: le scelte non le faccio io, anche se mi sento parte integrante del mondo bianconero e nessuno mi può privare di qualcosa che per me è motivo di orgoglio») e un certo fastidio nel vedere di qui a poco l'Inter cucirsi un altro tricolore sulla maglia: «Mi auguravo che questa stagione portasse più risultati, ma a volte bisogna sapere accettare quello che ci propone il destino. Non sempre i sogni si tramutano in realtà e ci si deve accontentare di quel che si ottiene. Piuttosto, spero ancora in un miracolo che porti il Milan a superare i nerazzurri: se poi non accadrà, ci toglieremo il cappello e faremo i complimenti all'Inter. A differenza di altri, la Juve si è sempre contraddistinta per classe e signorilità: quando sarà il momento, sapremo come comportarci».
Dalle speranze di Lapo alle certezze della Juve: a giugno chiuderà il bilancio «presumibilmente in pareggio» e, si apprende dal comunicato stampa, ha liquidato Andrade con la bella cifra di 3 milioni di euro. Capitolo Diego: «Ha già firmato con la Juve», ha dichiarato il suo agente Giacomo Petralito (contratto quinquennale, 24,5 milioni al Werder Brema), anche se in Germania la Bild Zeitung ha ipotizzato un nuovo accordo tra il papà del giocatore e il Bayern Monaco. Cobolli Gigli ha messo in pace tutti: «Siamo tranquilli, Blanc ha firmato un buon contratto».
Non ci sono altrettante sicurezze sul nuovo allenatore. Ieri si è svolto un Cda-fiume, concluso alle 20 e durato nove ore abbondanti, con striscioni offensivi appesi fuori dalla sede e contestazione nei confronti di una dirigenza «made in China». Risultato? La pole position della panchina è stata conquistata da Luciano Spalletti, che non vede l'ora di liberarsi del contratto con la Roma e che è un pallino di John Elkann, i cui desiderata sono stati espressi da Carlo Sant'Alban. «Bisogna continuare a lavorare e a tener gli occhi aperti - ha commentato Gianpaolo Montali, altro consigliere bianconero -. Ranieri? Ha tutta la nostra fiducia, resterà certamente fino al termine della stagione».
Su quel che sarà dopo, ancora nebbia. A Genova, per esempio, Gasperini è stato blindato dal presidente Preziosi: «Non so in quale lingua devo dirvelo. Abbiamo già discusso di vari aspetti e preso accordi precisi. La parola Gasperini resterà quindi nel vocabolario di Genova. Devo ripetere ogni giorno la stessa cosa? Adesso entro anch'io in silenzio stampa: sono stufo». Quanto alla pista Conte, non suscita entusiasmi viscerali se non tra i tifosi. E, allora, Spalletti sia.