Katyn: i documenti online mandano in tilt la lunga menzogna rossa

L’archivio di Stato russo ha messo online (www.archives.ru) i documenti
relativi a Katyn, forse sulla scia dell’emozione causata dalla morte del
presidente polacco Lech Kaczynski con la moglie Maria e altri 94
importanti esponenti della politica, delle forze armate e della società
civile

Il massacro di Katyn è stato forse il caso più significativo di falsificazione storica del XX secolo. Nella primavera del 1940 Stalin diede ordine di massacrare oltre 22mila soldati polacchi, quasi tutti ufficiali, prigionieri di guerra dell’Armata rossa dal 1939. Fu «pulizia di classe», come ha scritto lo storico Victor Zaslavsky in un libro edito dal Mulino. L’intento del dittatore georgiano era spazzare via in un colpo solo l’élite dell’esercito e della società polacca. I corpi delle vittime furono trovati dalle truppe di occupazione tedesche nell’aprile del 1943. I nazisti istruirono una commissione d’inchiesta che attribuì la responsabilità dell’eccidio agli ex alleati russi. I quali rispedirono le accuse al mittente, postdatando la strage alla seconda metà del 1941. Questa tesi negazionista, pur denunciata come menzognera nel corso degli anni, si è imposta come versione ufficiale dei fatti per quasi mezzo secolo. Anche in Italia, dove il Partito comunista, con qualche eccezione, la sposò senza problemi. Solo nel 1990 Mikhail Gorbaciov ammetterà le colpe dell’Urss.

Ieri l’archivio di Stato russo ha messo online (www.archives.ru) i documenti relativi a Katyn, forse sulla scia dell’emozione causata dalla morte del presidente polacco Lech Kaczynski con la moglie Maria e altri 94 importanti esponenti della politica, delle forze armate e della società civile. Kaczynski era sull’aereo di Stato caduto poche settimane fa in occasione del 70° anniversario del massacro: si stava recando alla commemorazione. Il sito ha avuto milioni di contatti in poche ore ed è andato in tilt. I documenti non sono inediti ma sono accessibili a tutti per la prima volta. Due terzi dei faldoni (116 su 183) restano coperti dal segreto di Stato, confermato da Vladimir Putin.

Tra i documenti più importanti figura il rapporto del marzo 1940 con cui il capo della polizia segreta (Nkvd) Lavrenti Beria avvia le «pratiche» per lo sterminio. Il rapporto è controfirmato da Stalin e da altri membri del Politburo tra cui Molotov, Voroshilov, Mikoian, Kalinin e Kakanovich. Potete vederlo nella foto qui sopra. Beria, dopo aver spiegato a Stalin che i militari polacchi sono «pieni di odio per il sistema sovietico» propone la «pena di morte, da eseguire con la fucilazione». Totale dei condannati: 25mila e settecento. Visto e approvato. Nel dossier è incluso il testo della risoluzione con cui il 5 marzo dello stesso anno il Politburo avallò la proposta di Beria. C’è poi una relazione del 1959, scritta a mano dall’allora capo dell Kgb, Aleksandr Shelepin, in cui si informa il leader sovietico Krushiov sulle modalità d’esecuzione dei prigionieri. Il «buon» Nikita comunque ebbe anche un ruolo attivo, aveva organizzato le deportazioni.

Come fu possibile nascondere tutto questo? Un esempio. Il professor Vincenzo Palmieri, esperto di medicina legale (e nel 1962 sindaco di Napoli), aveva partecipato nel 1943 alla commissione medica internazionale voluta dai nazisti per indagare su Katyn. Racconta Zaslavsky ne Il massacro di Katyn. Il crimine e la menzogna (Ideazione) che Palmieri fu «segnalato» dai compagni nostrani all’ambasciata russa per le sue attività «antisovietiche». Al termine del conflitto fu accusato di essere nazista e fu contestato in aula dagli studenti.