L’acciaio e la scultura di Carlo Mo

Lo scrittore Giovanni Arpino lo definì «scultore dei grandi spazi». Considerato una figura di rilievo internazionale nella storia dell'arte contemporanea, Carlo Mo - originale artista scomparso nel 2004 - sarà ricordato da domani al 30 giugno in una mostra «Carlo Mo a Genova: acciaio e scultura», promossa dal Rotary Genova, con il patrocinio del Comune: un'esposizione di 24 sculture, alcuni bozzetti e una ventina di disegni allestita nel polo museale del capoluogo ligure - Palazzo Rosso, Palazzo Tursi e Palazzo Bianco - nella cornice suggestiva della «via Aurea» (via Garibaldi, da martedì a venerdì 9-19, sabato e domenica 10-19, biblietto 6 euro).
«Mo è stato un personaggio straordinario come artista e come uomo - sottolinea il curatore della mostra Vittorio Fagone - e sono felice che venga ricordato a Genova, città a cui era legatissimo». Nato in provincia di Vicenza nel 1923, Mo trascorse infatti l'infanzia e la giovinezza nel capoluogo ligure e anche in seguito conservò un grande affetto per la città in cui era cresciuto. Questo rapporto profondo è testimoniato anche da una delle opere in mostra, «Paganini», le cui superfici satinate e smerigliate richiamano lo specchio d'acqua di Boccadasse. Come le altre sculture in mostra, la statua è in acciaio inossidabile: un materiale particolarmente amato dall'artista perché «capace di bloccare la luce», e, aggiunge Fagone, «riducibile a una circolarità che rende possibile dinamizzare la materia e lo spazio». Lo scultore, dopo un esordio figurativo, si dedicò infatti a indagare spazio, luce e contrasto di volumi, alla ricerca di un equilibrio di forme: molti critici lo considerarono un costruttivista. «Mo fu senz'altro un maestro nella cultura dei materiali - sottolinea il curatore della mostra - E uno dei suoi grandi meriti fu anche aver reso attuale nelle sue opere la scultura paleostorica africana, che aveva avuto modo di conoscere durante i suoi viaggi in Madagascar e negli altri Paesi del continente».
Ma l'artista fu anche pittore e negli anni Sessanta si fece conoscere per le scenografie di concerti e spettacoli teatrali alla Certosa di Pavia. Una figura complessa ed eclettica, insomma, che non merita di essere dimenticata.