L'«Alibi» di Montesano: inventarsi scrittore a 65 anni

La prima volta del comico romano nelle vesti di romanziere, ne esce una sorta di thriller che pagina dopo pagina svela al lettore l'enigma delle scene iniziali come in una successione di fotogrammi cinematografici

Ha il sapore di un film il libro d'esordio nella narrativa da parte di Enrico Montesano, acclamato comico romano, che ha fatto della televisione e del teatro l'attività dalla quale ha ricevuto fama e notorietà. Sessantasei anni, da 40 sulle scene di casa nostra, il celebre attore si cimenta con la scrittura, fondendo l'italiano con il romanesco colloquiale nel quale si esprime il protagonista e vari personaggi che affollano le sue pagine. «Un alibi di scorta» (Gremese, pp. 154, euro 12) è una specie di giallo-thriller non nel senso propriamente inteso con questo termine.
Alboreto, come viene soprannominato un geometra caduto in un cantiere nel corso di un'ispezione e uscito in sedia a rotelle per i postumi inguaribili del trauma, racconta al commissario di polizia quanto gli è accaduto. Una trama che non sveleremo per non togliere la curiosità, ma della quale possiamo accennare solo che l'uomo, in seguito alla disgrazia, si ritrova abbandonato dalla famiglia e comincia a frequentare una compagnia notturna fatta di prostitute e travestiti, dei quali scoprirà presto la profonda umanità. Di Gaby, in particolare, si innamorerà perdutamente. Tuttavia la domanda che il lettore si porrà fin dalle prime pagine - cioè per quale motivo egli si trovi in commissariato - verrà svelata solo cammin facendo fino al chiarimento conclusivo.
Molto verace, il libro si dimostra una lettura leggera nella quale si riconosce subito la mano di chi scrive. Montesano è sul palcoscenico quello che è anche nella scrittura. Uomo colorito che adotta espressioni colloquiali, diffuse e familiari in quel della Capitale, forse un po' meno ricorrenti al di là del Grande raccordo anulare. Nondimeno l'intuizione è felice come soddisfacente è il motivo di fondo che attraversa tutte le 154 pagine del romanzo. E' tutto da dimostrare infatti il teorema secondo cui persone ufficialmente perbene e perbeniste siano tali anche nella realtà dei fatti. «Un alibi di scorta» mostra infatti la grande disponibilità, l'immenso calore umano che sa offrire la gente di strada, pure quando viene considerata soltanto una frontiera pericolosa dalla quale tenersi lontani.
Alboreto non ha motivi per sottrarsi a questa compagnia e ne scoprirà subito il lato umano, subendone addirittura il fascino, benché in attività non sempre lecite. Non sempre legali. Non sempre raccomandabili. Il confine tra le cosiddette persone normali e chi si trova nelle pieghe della società è labile. Come, nel caso di Alboreto, si è dimostrato labile il passo falso commesso su quella impalcatura. Uno scivolone che gli ha cambiato la vita. Il modo di vederla. Viverla. Osservarla. Esaminarla. Ma soprattutto nel modo di valutare il prossimo, oltre che se stessi. Fino a cambiare anche se stesso. A trasformarsi da un anonimo geometra in Alboreto appunto. Un pilota d'eccezione... per un carrozzella. Ma soprattutto un essere umano.