L’allarme dei cristiani su Cipro: «I turchi saccheggiano le chiese»

L’arcivescovo ortodosso: «I nostri luoghi di culto trasformati in stalle»

Il contenzioso tra Grecia e Turchia sull’isola di Cipro si trascina da 33 anni e appare ben lontano da una soluzione. Dal 1974 l’isola è separata in due da una linea verde, con la parte settentrionale (turco-cipriota) occupata dall’esercito turco, e la parte meridionale (greco-cipriota) che dal 2004 è uno dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Tra i mille problemi che avvelenano i rapporti tra le due comunità c’è quello delle centinaia di siti cristiani che si trovano nella parte occupata dai turchi, e la cui condizione di degrado - denuncia l’arcivescovo Chrysòstomos, massima autorità religiosa della Chiesa ortodossa cipriota, che in questi giorni è a Napoli per l’incontro interreligioso - «deve diventare un problema europeo». Chiese e luoghi di culto cristiani sono stati trasformati dagli occupanti musulmani in stalle o ristoranti, oppure riconvertiti in moschee. «Prima del 1974, nella parte dell’isola ora occupata dai turchi vivevano 200mila cristiani, oggi nella parte nord di Cipro sono rimasti circa 500 cristiani, per lo più anziani».
Ci sono stati episodi recenti di intolleranza religiosa contro i cristiani?
«In occasione di festività religiose, militari turchi hanno compiuto atti di vandalismo nel monastero di San Barnaba, fondatore e protettore della Chiesa di Cipro, che si trova nella zona occupata di Salamina. I turchi hanno interrotto una funzione religiosa celebrata dall’archimandrita Gavriìl mentre questi si apprestava a dare la comunione ai fedeli. Questo episodio dimostra l’odio dei turchi verso la Chiesa di Cristo».
Lei ha avviato una campagna internazionale per preservare i siti cristiani nella parte occupata.
«Benché di dimensioni ridotte, l’isola ospita alcuni dei maggiori capolavori mondiali dell’arte bizantina. Affreschi di valore inestimabile, che risalgono dal VI al XVIII secolo. Nella parte occupata ci sono più di 500 chiese. Molte di queste sono state profanate e saccheggiate, altre sono state rase al suolo».
Il suo incontro con il patriarca di Costantinopoli è stato più volte rimandato. Perché?
«Sono state annullate due mie visite programmate per lo scorso agosto a Costantinopoli. Il governo di Ankara ha diritto di negare il visto a chi vuole, ma per un Paese che si considera democratico e liberale questa è una violazione dei diritti umani».
Come vede un eventuale ingresso della Turchia nell’Unione Europea?
«Credo che occorreranno 10-15 anni prima che la Turchia possa entrare in Europa. Ma se Ankara vuole far parte dell’Ue, deve cambiare atteggiamento riguardo il problema di Cipro».
Come vede lei il futuro di Cipro?
«La Chiesa può fare molto, ma deve unire, non dividere. La voce del muezzin dal minareto non ci disturba, e niente ci divide dai turco-ciprioti. Abbiamo vissuto assieme per secoli, e abbiamo nostalgia per quei tempi felici».