L’allarme dei prof spagnoli: «Siamo terrorizzati dai bulli»

Il 4 per cento degli incidenti nelle scuole è costituito da aggressioni ai docenti e il 10 per cento degli insegnanti prende tranquillanti

Manila Alfano

È l’internazionale dei bulli. Fa polemica in Italia, sgomenta la Francia e spaventa la Spagna. I professori si sentono assediati da questi studenti che non capiscono, non riconoscono, che temono. Loro, i ragazzi, entrano in classe e ribaltano le cattedre, insultano, picchiano, mentre i telefonini riprendono tutto, come se questa vita fosse solo un film di Tarantino o di Bigas Luna. Quando hanno finito si collegano a Internet e scaricano le loro gesta.
È il sequel di una rivoluzione senza scopo e senza senso. Nessun rispetto. All’inferno tutte le regole. Resta l’orgoglio puro, prepotente, gradasso: da teppista, appunto.
E ora i professori, gli adulti, hanno veramente paura. La situazione è quasi paradossale: i docenti per resistere al bullismo stanno pensando a delle «associazioni di autodifesa». Nulla di illegale. I professori non possono rispondere alla violenza con la violenza, ma possono organizzarsi per sviluppare nelle scuole la politica della «tolleranza zero». Ad Alicante, in Spagna, un insegnante è stato preso a sberle per aver confiscato un pacchetto di sigarette ad un ragazzo di 15 anni. «Non è un alunno della scuola, sono passato davanti all’aula e l’ho sorpreso con una sigaretta accesa. È proibito!», si giustifica il professore, che quel giorno era anche il responsabile della sicurezza della scuola. Il ragazzo in aula non era solo, con lui c’era un’alunna della scuola. Non poteva far brutta figura, doveva reagire. Inizia a prendere a sberle l’uomo, e poi a calci e a spintoni. Intanto la ragazza riprende tutto con il suo telefonino. Nel video la scena è chiara: il professore cade a terra, lui ne approfitta per dargli un paio di calci, arrivano altri ragazzi, tutti ridono, nessuno fa niente. Il gioco macabro finisce solo quando arrivano i professori. Scatta la denuncia. «Non possiamo continuare a subire in silenzio. Ci vogliono misure esemplari. Siamo stanchi», dice il direttore della scuola di Alicante. La situazione infatti è grave.
Il caso non è isolato. Dopo questa prima denuncia ne seguono altre. Ci sono le due maestre andaluse picchiate da una madre che solo ora hanno trovato il coraggio di parlare. Il caso si allarga a macchia d’olio. Si indaga e si scopre una realtà che spaventa: il 10 per cento dei professori prendono tranquillanti e il 20 per cento chiede un periodo di pausa per allontanarsi dagli alunni. Adulti che hanno perso il controllo sui ragazzi, che non riescono a farsi rispettare, che minacciano note sul registro, brutti voti o espulsioni e che ricevono per tutta risposta una risata in faccia. Il sindacato degli insegnanti denuncia che le aggressioni a docenti costituiscono il 4 per cento degli incidenti nelle scuole e ora chiedono pene esemplari. Due settimane fa durante una riunione tra docenti, alunni e il capo del Tribunale della giustizia dell’Andalusia i professori hanno detto che, a questo punto, loro si organizzeranno per difendersi.
Il clima di guerra sta facendo saltare tutti i ruoli. Secondo la legge spagnola le intimidazioni gravi e le aggressioni a docenti, considerati funzionari pubblici, possono essere punite con pene da uno a tre anni di carcere. E c’è che si chiede: e se i professori sono di scuole private? Qui la regola dei funzionari pubblici potrebbe non valere. La verità è che tutti i docenti in Spagna si sentono indifesi.