L’allarme di Ratzinger «Dobbiamo rifiutare l’anticultura della morte»

Droga, disprezzo dell’altro, abuso del corpo: «Così l’uomo non è più una persona, ma una merce»

Andrea Tornielli

da Roma

L’«anticultura della morte», che riduce l’uomo a merce, a oggetto di divertimento, era presente ai tempi dei primi cristiani ed è presente oggi nel disprezzo per la vita, nella droga, nella sessualità vissuta senza responsabilità. I cristiani allora come oggi, sono chiamati a ripetere il loro «sì» alla vita in quella «compagnia di amici» che è la famiglia di Dio nella quale si viene incorporati il giorno del battesimo.
Benedetto XVI ieri mattina, nella Cappella Sistina, ha battezzato dieci bambini italiani, cinque maschi e cinque femmine, riprendendo una tradizione del suo predecessore, che Giovanni Paolo II era stato costretto ad abbandonare negli ultimi due anni a causa della malattia. Papa Ratzinger, rivestito dei paramenti bianchi nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa del battesimo di Gesù, ha tenuto l’omelia interamente a braccio, lasciando da parte il testo scritto. Ha spiegato che con il battesimo «aspettiamo per i nostri bambini la vita eterna, la vita buona, la vera vita». «Ma noi – ha aggiunto – non siamo in grado di dare questo dono per tutto l’arco del futuro sconosciuto e perciò ci affidiamo al Signore per ottenere questo dono. Nel battesimo il bambino è inserito in una compagnia di amici che non lo abbandonerà mai, nella vita e nella morte. Questa compagnia – ha spiegato il Papa – è la famiglia di Dio che porta in sé la promessa dell’eternità. Una compagnia che lo accompagnerà sempre anche nei giorni della sofferenza, nella valle oscura della vita e gli dà consolazione, conforto e luce».
«Nessuno sa – ha proseguito Benedetto XVI – che cosa succederà nel nostro pianeta, nella nostra Europa nei prossimi decenni, ma di una cosa siamo sicuri: chi appartiene alla famiglia di Dio non è mai solo, ha sempre l’amicizia sicura di colui che è la vita». Questa famiglia di Dio, questa compagnia di amici - ha osservato ancora il Papa - è eterna perché è comunione con Cristo che ha vinto la morte, che ha le chiavi della vita». Papa Ratzinger ha quindi illustrato il significato delle domande che, nel corso del rito battesimale, il celebrante rivolge ai bambini e alle quali rispondono, in loro vece, i genitori e i padrini. «Ci sono tre no e tre sì – ha detto –. Si rinuncia alle tentazioni, al peccato, al diavolo. Sono parole che conosciamo bene, ma forse avendole sentite troppe volte, non ci dicono tanto. Dobbiamo approfondire questi no per capire i sì». Nella Chiesa antica, ha aggiunto, i no erano la rinuncia alla «pompa diaboli», cioè alla «apparente abbondanza di vita che proveniva dal mondo pagano» e che in realtà era «una cultura della morte, che si esprimeva nella gioia davanti a spettacoli di violenza, come nel Colosseo o qui, nei giardini di Nerone, dove ci sono stati uomini accesi come torce. Era perversione, amore della menzogna, abuso del corpo come merce, come commercio».
«E anche nel nostro tempo – ha spiegato Benedetto XVI – dobbiamo dire no all’anticultura della morte abbondantemente dominante, che si esprime nella droga, nella fuga dal reale, nell’illusorio, nella felicità falsa che si mostra nella menzogna, nella truffa, nell’ingiustizia, nel disprezzo dell’altro, della solidarietà, della responsabilità per i poveri e per i sofferenti, che si mostra in una sessualità che diventa puro divertimento senza responsabilità, che diventa una “cosificazione” dell’uomo, che non è più una persona, ma diventa una merce, una cosa».
«A questa pompa di una vita apparente che è solo strumento della morte diciamo no. Il sì cristiano era allora un grande sì alla vita e lo è anche nel nostro tempo». È un «sì al Dio vivente, ad una ragione che dà senso alla nostra vita». Il contenuto di questo «sì», ha concluso il Papa, «si esprime nei dieci Comandamenti, che non sono un pacco di no, una raccolta di no, ma un sì alla famiglia, alla vita, all’amore responsabile, alla giustizia, alla verità: questa è la cultura della vita che diviene concreta e praticabile».