L’analisi Così Ogm e nucleare ci aiuteranno a vivere meglio

Qualche settimana fa il presidente di Confagricoltura, Vecchioni, raccogliendo le istanze degli agricoltori, ha messo in guardia governo ed opinione pubblica su un possibile rischio. E cioè che, con l’attuale divieto di usare gli Ogm in agricoltura, si determini una situazione di grave ritardo rispetto al resto del mondo, com’è avvenuto per il nucleare: ritardo di risorse, di innovazione, di tecnologia, ma soprattutto di ricerca.
Nello stesso periodo di tempo è uscito sul Corriere della Sera un articolo dove si diceva che l’onorevole Chicco Testa, uno dei principali fautori del referendum sul nucleare, non solo era ormai favorevole al nucleare stesso, ma che in un suo libro aveva anche affermato che il nucleare è il generatore di energia più favorevole all’ambiente. Pochi giorni fa ancora sul Corriere della Sera si dava conto della posizione espressa dall’onorevole Testa secondo cui il nucleare è il sistema più sicuro e ciò in relazione al recente incidente in un impianto idroelettrico in Siberia. Ma ciò che è più importante nel primo articolo, si affermava che i motivi che avevano spinto a chiedere il referendum erano esclusivamente motivi ideologici e politici, senza alcuna ragione concreta. Referendum poi che, se non fosse stato per Chernobyl, probabilmente sarebbe risultato nullo, come è successo per molti altri referendum. All’onorevole Testa si è aggiunto nei giorni scorsi un articolo sul giornale di sinistra L'Altro in cui si dice testualmente «si sono persi troppi anni per il nucleare».
I motivi per il rifiuto degli Ogm sono altrettanto ideologici di quelli per il nucleare e sono portati avanti da un sempre più ristretto manipolo di verdi, che cercano di influenzare l’opinione pubblica per un’affermazione politica. L’opinione pubblica invece non è molto interessata al problema come dimostra il fatto che si mangiano tranquillamente i prodotti confezionati con materie prime Ogm importati dall’estero. C’è poi il gruppo dirigente della Coltivatori diretti (non certo gli iscritti, che sarebbero ben lieti di coltivare il mais bt), che porta avanti una sorta di costosa politica autarchica, che ci riporterebbe indietro a quei tempi, che vogliamo tutti dimenticare. Da qualcuno sono stati avanzati anche motivi etici, ma il Vaticano stesso ha tagliato fuori questi motivi, quando ha detto di non essere contrario agli Ogm.
Di fatto la matrice dell’opposizione è il rifiuto della scienza, sembra di essere tornati ai tempi di Galilei e dell’Inquisizione. E pensare che la scienza dell’atomo e le biotecnologie sono le scienze, che con l’elettronica, sono simboli del nostro tempo; sono due scienze, hanno riscosso grandi successi e altri ancor più grandi ne promettono anche in altri campi, in particolare nella medicina. Il nucleare è usato contro i tumori sin dagli anni 50 e la biogenetica con la conoscenza del codice genetico dei vegetali, nonché degli animali, uomo compreso, sta dando grandi risultati per la salute umana.
Mentre all’inizio si poteva comprendere qualche riserbo di fronte alle cose nuove oggi dopo vent’anni, ciò non è più ammissibile, come non è più ammissibile l’abusato principio di cautela, che poteva forse avere qualche ragione agli inizi, ma che non può durare eterno, anche dopo prove più che esaurienti.
La produzione di energia elettrica, in costante aumento, con i combustibili fossili è quanto mai inquinante per l’emissione di CO2, e di altre emissioni difficilmente controllabili, mentre sappiamo che i protocolli di Kyoto prevedono per tali emissioni una graduale diminuzione. Inoltre i combustibili fossili hanno un costo via via crescente, sì che i prezzi dell’energia nell’Italia senza nucleare sono più alti rispetto ad altri Paesi, che usano il nucleare. È vero che ci sono delle energie alternative, ma queste, altrettanto o più costose, costituiscono, ed anche in futuro costituiranno, solo una minima percentuale di tutta l’energia, mentre il nucleare in certi paesi raggiunge già il 20/30% dell’energia disponibile.
Pure col divieto degli Ogm si perde molto: gli Ogm, infatti, sono stati studiati inizialmente per evitare o ridurre i danni degli insetti sui vari prodotti: mais, soja, cotone, ma anche frutta. Tali insetti arrecano danni enormi non tanto e non solo per la quantità di prodotto, ma ancor più per la qualità. È di pochi anni fa il fenomeno di aflatossine nel latte, derivato dal fatto che sulla pannocchia di mais attaccata dalla piralide si formano dei funghi che producono ogni sorta di tossine. Principale responsabile è la piralide, contro la quale si è studiato il mais bt, che contiene un gene del bacillus turigiensis, che in natura combatte appunto la piralide. Sono ancor più gravi i danni della diabrotica, il più recente e aggressivo nemico del mais, che potrebbe essere combattuto anch’esso dal mais bt: senza Ogm siamo costretti, invece, a usare insetticidi a pieno campo, pur senza avere il controllo totale, come invece sarebbe con gli Ogm.
C’è un’altra categoria di Ogm, che consente una notevole semplificazione della lotta alle malerbe, perché permette di usare un solo diserbante totale, al quale il mais resiste. Senza mais Ogm, bisogna intervenire più volte con vari diserbanti, mentre così basta una volta sola con un diserbante assolutamente non tossico. Il gene della resistenza è stato tolto da una petunia, l’unica pianta che in natura resiste a questo diserbante totale. In complesso sia per il nucleare, che per gli Ogm si perde il favorevole effetto sull’ambiente.
Un grave ritardo su innovazione e ricerca
Non solo abbiamo evidentemente perso un sacco di tempo sull’innovazione ma, cosa ancor più grave non siamo più al passo con la ricerca, quella ricerca, che, insieme appunto all’innovazione, tutti dicono di volere rilanciare.
Nella ricerca sul nucleare eravamo abbastanza avanti, perché eravamo stati tra i primi a costruire centrali nucleari, ma dopo il referendum abbiamo di colpo cessato la produzione e addirittura iniziato a smantellare le centrali a differenza di altre nazioni, che pur contrarie al nucleare hanno continuato a produrre rinviando lo smantellamento alle fine naturale delle centrali. Non solo, ma ciò che è ancor più grave abbiamo smesso la ricerca, per la quale avevamo pur costituito un apposito centro. Naturalmente anche le ditte private che costruiscono gli impianti hanno smesso ogni ricerca, sicché oggi, per ripartire, siamo quasi completamente dipendenti dall’estero.