L’anatema del Papa diventa un giallo

Andrea Tornielli

da Roma

Giallo in Vaticano, o meglio, nuovo cortocircuito tra gli uffici d’Oltretevere. Benedetto XVI ha concelebrato ieri la messa con i vescovi svizzeri, venuti a Roma per concludere la loro visita «ad limina» interrotta nel febbraio 2005 a causa della malattia di Papa Wojtyla. Nel bollettino quotidiano della Sala Stampa vaticana ieri è stato pubblicato un testo del discorso, contenente molti richiami alla Chiesa svizzera, alla crisi della società elvetica, ai «segni di scristianizzazione» reappresentati da divorzi, aborti, unioni omosessuali. Ma nel pomeriggio, con un comunicato, la stessa Sala Stampa ha avvertito che quel discorso «non è stato pronunciato» dal Papa, ma si trattava di un documento «che rifletteva il contenuto di una bozza preparata precedentemente», cioè per la visita del 2005 e dunque - si può dedurre - un testo approntato per Papa Wojtyla, anche se i contenuti appaiono ratzingeriani. Secondo le regole in vigore per i giornalisti accreditati in Vaticano, un testo papale distribuito dalla Sala Stampa (e in questo caso già pronunciato, perché la messa e l’udienza sono avvenute in mattinata) è dato comunque per pronunciato anche se il Pontefice decide sul momento di accorciarlo o di modificarlo. In questo caso, invece, il testo pubblicato e poi ritirato non è più da considerare. Ancora ieri sera il testo ritirato compariva sulla prima pagina dell’Osservatore romano sul sito internet della Santa Sede: segno che il disguido non è avvenuto in sala stampa ma nei sacri palazzi.
Che cosa conteneva il testo ritirato? Dopo aver parlato della diminuzione della pratica religiosa, e della crisi del matrimonio e della famiglia, nel testo vaticano si leggeva: «È doloroso vedere dei fedeli, e purtroppo in certi casi anche dei preti, che mettono in discussione dei punti della dottrina e della disciplina della Chiesa... Alcuni si arrogano il diritto di scegliere, in materia di fede, gli insegnamenti che secondo loro sono ammissibili e quelli che possono essere rifiutati». Il dovere «fondamentale dei vescovi, pastori e maestri della fede, è quello di invitare i fedeli ad accettare pienamente l’insegnamento della Chiesa». Nella «bozza» trasmessa per errore era poi contenuto un richiamo ai vescovi perché siano fedeli alle norme liturgiche.
Che cosa ha detto veramente Benedetto XVI? L’omelia, in tedesco, è stato pubblicata sul sito della Radio Vaticana e oggi sarà disponibile nella versione ufficiale italiana. Papa Ratzinger ha raccomandato ai vescovi svizzeri di mettere sempre Dio al centro di tutto. Solo così «si decide, oggi, la storia del mondo. Nelle attuali situazioni drammatiche il destino del mondo si decide solo se Dio è presente, se Gesù Cristo viene riconosciuto oppure se lentamente sparisce». Il tema della centralità di Dio nella nostra società («e non di un Dio qualsiasi ma del Dio col volto di Gesù Cristo») è il filo ricorrente dell’omelia. «Dio sembra che fallisca continuamente, ma egli in realtà non fallisce mai poiché trova sempre nuove possibilità per arrivare alla gente e aprire ulteriormente la sua grande casa». «Dio non fallisce - ha proseguito il Pontefice - nemmeno oggi sebbene sentiamo spesso dire di no. Egli troverà nuova possibilità di chiamare a sé la gente».
Andrea Tornielli