L’anima suona tamburi ad acqua

«Tè, specchio dell'anima». Non solo il titolo (che poi è in inglese, come il libretto: «Tea: a mirror of soul»), ma anche il monito, le parole finali di un'opera del tutto particolare, prevista questa sera in forma di concerto al Carlo Felice, in prima esecuzione nazionale. Tan Dun, musicista cinese, oggi uno dei compositori più conosciuti ed apprezzati; incaricato della musica per i prossimi giochi olimpici, tanto per dirne una, o ancora, per chi ama il cinema, autore della colonna sonora dello spettacolare film di Ang Lee «La Tigre e il Dragone». Insomma, protagonista della scena musicale contemporanea, che ora il pubblico genovese avrà modo (se interverrà numeroso) di conoscere a tutti gli effetti. Lo sfondo filosofico e la natura dell'opera sono senza dubbio orientali, impregnate di taoismo; ma la musica è una delicata e ricca fusione di culture diverse, con il lirismo dell'opera italiana, una ricca orchestrazione di tradizione occidentale, una sorta di «coro greco» maschile (che qui sarà nostrano) e tanti suoni della natura. Suoni questi che le tre percussioniste (orientali, le uniche che hanno interpretato fino ad ora l'opera) produrranno con l'acqua (che scorre in eterno e a cui è dedicato il primo atto), con la carta (II atto ) e con la ceramica (III atto). Da notare che l'orchestra stessa, oltre a leggere lo spartito, prenderà parte al suono «altro», voltando, battendo e stropicciando le pagine, oppure userà il proprio strumento in modo del tutto inusuale, svelando insospettate (ai più) risorse timbriche. E la storia? E' il tragico amore tra Lan e Seikyo, ambientata nelle diverse cerimonie del tè, quella cinese (vivace e colorata) e quella giapponese (silenziosa ed essenziale) e che si intreccia alla vicenda della ricerca del «Libro del Tè», fino ad arrivare a quel tragico duello che ha per pegno la vita della donna. «Coltivare il tè è duro, raccogliere il tè è più duro, assaporare il tè è la cosa più dura». Un'opera in cui ogni personaggio ha più ruoli e soprattutto un aspetto metaforico che è parte della narrazione: Seikyo (baritono) rappresenta la filosofia, Lan (soprano) l'amore, il Principe (tenore) la Rabbia, l'imperatore (basso) la Tradizione e la Cultura, Ombra (contralto) il Tè e la Messaggera dello Spirito, il coro la Religione, i percussionisti la Natura, l'orchestra il Teatro.