L’Anm abbandona la Forleo. Imbarazzo delle toghe: un’inchiesta molto delicata

Sempre pronta a esternare, l’Associazione magistrati non si schiera con il gip milanese

Roma - L’ultima uscita pubblica del sindacato dei magistrati risale a un paio di settimane fa, con la dura presa di posizione nei confronti del ministro della Giustizia e del suo ddl di riforma. Deve essere successo qualcosa di curioso se improvvisamente è calato il silenzio e non c’è alcuna presa di posizione sullo scontro fra il Guardasigilli, Clemente Mastella, e il gip milanese Clementina Forleo. Di fronte al ministro che accusa il magistrato di «violare la Costituzione» non c’è una dichiarazione dell’Anm. Né in un senso né in un altro.

Lontani i tempi nei quali il sindacato delle toghe (rosse direbbe Silvio Berlusconi) alzava barricate per difendere Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, ma anche il pm di Reggio colpito da un’indagine sulla criminalità organizzata, quelli di Aosta che indagavano sul caso di Cogne, i magistrati di sorveglianza di Roma che avevano concesso benefici a Giovanni Brusca. «Basta insulti ai magistrati» e giù dichiarazioni a pioggia per difendere i colleghi.

Fa quindi particolarmente impressione il silenzio sulle accuse lanciate dal ministro Mastella nei confronti della Forleo alla quale reagisce financo il presidente Francesco Cossiga che definisce quello del ministro «una pesante interferenza».

È necessario provocarlo un intervento del segretario generale dell’Anm, Nello Rossi esponente di Magistratura democratica sempre in primo piano nella difesa dei colleghi e nello scontro con i politici. Perché tanto silenzio attorno al caso Forleo? «Perché il clima è così soffocante che non si può fare alcun commento», è la prima risposta. E poi aggiunge: «Sono spaventato e amareggiato. Non si può più discutere nel merito dei provvedimenti giudiziari. È disperante per noi come tutto venga usato dalla politica, da destra e da sinistra». E infine aggiunge: «Improvvisamente si cambiano le situazioni e i garantisti diventano giustizialisti e viceversa». Insomma di fronte a casi nel quali gli schemi non sono più quelli di un tempo, magistrato contro politici del centrodestra, l’Anm si pone, finalmente, degli interrogativi sino ad affermare: «Mi sento espropriato dalla mia capacità di discernimento», e sceglie oggi il silenzio su un caso certo non semplice che ribalta ogni schema a cui ci eravamo abituati. Come uscirne fuori? Nello Rossi avanza la proposta di un dibattito a ottobre su questi temi con l’intenzione di non cadere in schemi: «In Italia non si può discutere liberamente, tutto finisce in politica. A proposito delle trascrizioni delle intercettazioni giorni fa ho detto che il problema è la legge Boato, e che bisogna analizzare a fondo la questione da cui poi può venire la critica anche ai magistrati. Altrimenti diventa tutto disperante».

La pensa diversamente Mario Cicala, ex presidente dell’Anm, sempre in polemica con i colleghi: «Ho sostenuto la necessità di fare sempre interventi limitati, non così i miei colleghi dell’Anm. La domanda che mi faccio è allora «perché a volte si interviene e a volte no?». Ricorda anche quando, quasi sempre, si è schierato contro i toni forti che «spesso sono entrati negli atti giudiziari», con riferimento alle dichiarazione di Clementina Forleo: «Per i magistrati l’essenza dell’inchiesta è il dubbio. Ma per molti i toni forti sono stati invece considerati corretti. Nel caso Forleo invece è stato scelto il silenzio. Non si può cambiare atteggiamento senza motivo». Critico ancora una volta con i colleghi dell’Anm?: «Io rispondo della coerenza di me stesso».