L’anomalia dei tre governi

La lista delle anomalie italiane si allunga. Crediamo di avere scoperto l'ultima, piuttosto importante. Il nostro Paese ha non un governo, ma tre contemporaneamente, con altrettanti presidenti del Consiglio, di cui uno è bifronte e vale per due, che spesso anche nell'arco di una sola giornata si alternano al potere.
Il primo governo, con il primo presidente, è quello presieduto da Romano Prodi con il profilo a sinistra ed è formato da una pattuglia di ministri - essenzialmente quelli dell'ala sinistra dell'Unione - che impongono tasse al Paese e altre ne minacciano, e allegramente fanno aumentare la spesa pubblica. Dominano un Consiglio dei ministri sì e uno no, e decidono quando è il loro turno: accade che ministri dissenzienti, cioè appartenenti al secondo governo, siano in quei casi opportunamente assenti. È il governo che parla - o almeno così dice di fare - agli strati economicamente più bassi e difende lavavetri e immigrati clandestini. A proposito di lavavetri: sarebbe obbligo dell'automobilista tenere il parabrezza pulito perché se è sporco riduce la visibilità mentre la sommaria sciacquatura dei lavavetri ai semafori lascia spesso aloni che possono disturbare la visione.
Simmetrico al primo è il secondo governo, presieduto sempre da Romano Prodi ma con il profilo di destra ed è formato da una diversa pattuglia di ministri, che chiedono o promettono una riduzione delle tasse e della spesa pubblica (e liberalizzazioni). Più che a Palazzo Chigi, risiedono nelle pagine dei giornali che offrono loro spazio per lunghe interviste. Formano una comunità che polemizza con l'altro governo: sono separati in casa ma parlano - o così credono di fare - al ceto medio e al Paese che produce e in genere vengono accreditati di un potere che non hanno, ma che promettono.
Prodi - il presidente che vale doppio - un giorno parla a nome del suo primo governo e un altro giorno a nome del secondo. Indubbiamente spera che non sarà tanto sfortunato da perderli entrambi.
Il terzo governo è quello presieduto da Walter Veltroni, che ha già chiesto elezioni per andare a Palazzo Chigi, ma ci andrebbe anche senza, poiché il suo «amico» D'Alema ha precisato che, se cade un governo, se ne fa un altro. In fondo il 1998 non è poi molto lontano. Questo governo è formato da alcuni ministri che fanno già parte del Prodi 2 ma hanno del tempo libero, da membri autorevoli dell'Unione che non hanno attualmente incarichi governativi e quindi molto tempo libero, forse da qualche vedetta che osserva dai lidi del centrodestra, nonché da alcune autorevoli personalità della società civile che considerano Veltroni già insediato a Palazzo Chigi e quindi non prendono più in considerazione ciò che dicono e ciò che fanno i primi due governi presieduti da Prodi.
Certo, la situazione è un po' schizofrenica ma alla sinistra riesce bene questo gioco delle tre carte. D'altronde, il campionato di calcio è ricominciato e un paio di delitti di cui non si viene a capo occupano l'apertura dei telegiornali. E tra poco andrà in scena - su tutti i canali - la regina delle fiction, cioè le primarie del Partito democratico. Ci conforta che, dimettendosi da «intellettuale di sinistra», Alberto Asor Rosa ha scritto sul Corriere della Sera che «Roma è la città più sporca dell'emisfero occidentale (se si esclude Napoli)»: un'osservazione acuta o una stilettata a Veltroni?
Alessandro Corneli