L’appello dei turchi tedeschi: «Donne, toglietevi il velo»

«È il simbolo di una cultura maschilista ed è un serio ostacolo all’integrazione»

Salvo Mazzolini

da Berlino

«Liberatevi del velo. Il velo è un simbolo dell’oppressione cui sono sottoposte le donne nel mondo musulmano. Nessuna legge islamica impone alle donne l’obbligo di nascondere volto e capelli e chi lo fa è spinto da motivi che nulla hanno a che fare con la religione ma solo per segnalare che rifiuta costumi e valori della società occidentale». Queste ed altre esortazioni a rinunciare al velo quando si vive in un Paese occidentale, non provengono da nemici dell’Islam ma dall’interno dello stesso mondo musulmano. O meglio da quella parte dell’Islam che rifiuta fanatismo ed estremismo e ritiene che sia un dovere per i musulmani che hanno scelto di vivere in Europa non chiudersi ma aprirsi e integrarsi nei paesi che li ospitano.
Gli autori dell’appello ad abbandonare il velo sono tutti personaggi di peso della comunità turca in Germania. Un segnale di moderazione, decisamente in controtendenza, che viene lanciato mentre in Germania, come in altri Paesi europei, le cronache registrano ogni giorno nuovi episodi di intolleranza provocati dal velo, ammesso in alcuni Länder e vietato in altri. Proprio in questi giorni un’insegnante berlinese, Marion Berning, è stata costretta a chiedere la protezione della polizia per difendersi dalle minacce che ha ricevuto per aver esortato alcune allieve musulmane a rinunciare al velo durante le lezioni (e a non disertare i corsi di nuoto che in molti Länder fanno parte del programma scolastico). «Molto spesso - dice Mehmet Daimagüler, presidente di una delle più importanti associazioni turche e uno dei firmatari dell’appello - il velo viene imposto dai maschi di una famiglia musulmana per salvaguardare il concetto ancestrale di superiorità degli uomini sulle donne e le donne non hanno il coraggio di ribellarsi. A queste donne dico: opponetevi, non accettate discriminazioni tra i due sessi ereditate dal passato. Se poi volete vivere nel passato, allora fatelo fino in fondo e obbligate i vostri uomini ad andare in giro per le strade di Berlino con le braghe larghe e la fascia nera intorno al bacino come in Anatolia».
Secondo Seyran Ates, avvocatessa e scrittrice turca notissima per le sue battaglie in difesa delle donne musulmane, anche lei firmataria dell’appello, «il velo nei Paesi occidentali ha perso il suo significato religioso per diventare un simbolo politico di rifiuto della società occidentale e proprio per questo deve essere combattuto dai musulmani che vogliono l’integrazione». Ancora più schietta e decisa l’esortazione lanciata da un’altra firmataria, Ekin Deligoz, deputata al Bundestag per il Partito socialdemocratico. «Alle donne musulmane come me dico che nascondere il proprio volto è un segno di inferiorità e di sudditanza: mostrarlo è invece una conquista e un segno di sicurezza delle proprie idee».