L’Archivio storico capitolino torna agli antichi splendori

Ventotto postazioni attrezzate, banca dati on-line, apertura al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16, tessere elettroniche per l’ingresso. Dopo oltre due anni di lavori viene restituita alla città l’ala nord e la Sala Ovale che sarà la nuova sala di consultazione dell’Archivio Storico Capitolino, ospitato nell’Oratorio dei Filippini alla Chiesa Nuova, uno dei capolavori del barocco romano, realizzato da Francesco Borromini nella prima metà del Seicento.
A tagliare il nastro del primo lotto di lavori (dopo i restauri della Torre dell’Orologio, della Biblioteca e della Casa delle Letterature), il sindaco Alemanno che ha sottolineato «il valore storico degli archivi nel processo di trasmissione della cultura», accompagnato dall’assessore alla cultura Croppi. Una miniera di atti consultabili da tutti che racconta nove secoli di storia di una città che non ha riversato dopo l’unità i propri documenti nell’archivio statale. Fra i numerosi gioielli di cui va fiera la direttrice dell’archivio Paola Pavan c’è il primo codice degli statuti della città di Roma del 1363 e il progetto del municipio di Ostia del 1925 di Vincenzo Fasolo. L’archivio capitolino, la prima notizia risale al 1166, dapprima ospitato nel Palazzetto Clementino in Campidoglio, dal 1922 è nell’Oratorio dei Filippini. Autentica memoria della città, collegato al Sistema Bibliotecario Nazionale, conserva due milioni e mezzo di documenti cartacei, 5 mila pergamene dal XII al XVIII secolo, 200 mila fra disegni e piante. In particolare la serie della Camera Capitolina a partire dal 1515, l’archivio del comune moderno dal 1848 fino al 1930, l’archivio notarile urbano istituito da papa Urbano VIII nel 1625, gli archivi di antiche famiglie come i Cenci, i Capranica, gli Orsini.
«Costo della prima tranche di restauri 5 milioni 600 mila euro provenienti dai fondi per Roma capitale - precisa Croppi -. E sono iniziati i lavori del secondo lotto su piazza della Chiesa Nuova che prevede anche il restauro dell’Oratorio, la Sala Borromini, la prima sala di musica a Roma. L’impegno di spesa è di 2 milioni di euro. La conclusione è prevista entro il dicembre 2010». Gli interventi hanno riguardato in particolare il consolidamento statico e l’adeguamento alle normative vigenti in fatto di sicurezza, prevenzione incendi e barriere architettoniche. Il pianterreno e il primo piano sono utilizzati per uffici, per l’accoglienza del pubblico e per la consultazione. Il secondo e l’ammezzato sono stati adibiti a depositi dopo adeguati interventi strutturali. Il restauro ha restituito anche i chiari colori seicenteschi alle facciate di via del Governo Vecchio, di via dei Filippini, del Vestibolo e del Cortile degli Aranci con i suoi splendidi balconcini.