L’assessore: la Sanità è ok Anche se niente funziona

L’assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo fa il punto sulla situazione di ospedali e strutture mediche in Liguria.
Quale è la situazione della Sanità nella nostra regione?
«Buona. Abbiamo un discreto funzionamento ordinario che, paragonato con il panorama nazionale, si colloca circa a metà strada rispetto alle altre regioni d'Italia. Manca però una spinta ad acquisire una più forte qualità e specializzazione. In alcuni settori come quello dei trapianti o dell'ematologia forniamo servizi eccellenti in altri siamo al di sotto delle nostre potenzialità».
Allora come si giustificano le lunghe attese per gli appuntamenti o, caso ancora più grave, la mancanza di letti per i pazienti che vengono rifiutati dagli ospedali?
«Dobbiamo sviluppare il sistema della coordinazione e collaborazione tra le varie strutture, non, come accadeva finora, della sostanziale rivalità. Con la legge di riordino del sistema abbia capovolto il concetto di concorrenza tra le aziende in collaborazione. Esiste una delibera che impone agli ospedali di comportarsi in questo senso, laddove non sia così sarà inevitabile da parte mia aprire delle inchieste. Tutte le strutture devono avviare dei progetti che mettano in rete le risorse. Questo darà ai liguri, da Ventimiglia a La Spezia la possibilità di accedere ad un servizio che offra la medesima qualità».
Questo ovvierà alle emergenze ma non solo.
«Sviluppando la rete su alcune problematiche, come l'oncologia, il cardiovascolare, il diabete e il settore-anziani, sarà possibile svolgere un importante lavoro di analisi e poi di programmazione dell'offerta diagnostica. Un esempio di rete che funziona è il progetto Hospice, finanziato per oltre 8 milioni di euro, che abbiamo rivisto e ampliato aggiungendo altri trenta posti letto in più, (in totale oggi sono 92), che permettono una copertura delle esigenze dell'intera regione».
La Liguria è una delle regioni più anziane d'Italia. Però manca ancora un numero adeguato di posti per la riabilitazione.
«Attualmente siamo in una situazione di vera sofferenza con 0.31 posti ogni mille abitanti. Dobbiamo, come da disposizioni del Ministero, arrivare ad 1 ogni 1000. Per fare questo trasformeremo porte dei posti letto esistenti che, ricordiamo, sono circa 800 in più rispetto ai parametri. È necessario poi anche creare poi posti per le cure intermedie».
Quali sono i primi passi da fare?
«Sviluppare la prevenzione e la diagnosi precoce, così come la profilassi e le vaccinazioni. A questo proposito abbiamo introdotto un Piano Vaccinazione Meningite ceppo C, naturalmente facoltativa, per bambini di 15 mesi e adolescenti. Dobbiamo poi sostenere l'associazionismo e il rapporto con i medici di base. Intendiamo anche organizzare dei distretti che dovranno occuparsi dell'accesso dei cittadini ai servizi. L'obiettivo è quello di arrivare ad avere un unico accesso per il servizio sanitario e quello sociale in modo da poter prendere a carico persone con diverse e complesse problematiche nel segno di una continuità assistenziale».
Parliamo di fondi. Dopo tante polemiche qual è la situazione allo stato attuale?
«Il fabbisogno totale e complessivo della Regione Liguria è di quasi tre miliardi, in gran parte coperti da risorse nazionali e regionali. Restano fuori circa 260milioni, il cosiddetto disavanzo programmato che è costituito, in parte, dalla previsione degli aumenti contrattuali, che crediamo verrà coperta dal Ministero, e da un disavanzo strutturale su cui inciderà la quota di risparmio».
Quali i tagli previsti?
«Dobbiamo cercare di contenere la spesa farmaceutica, i costi generali e di personale. E spostare poi l'eccessiva spesa ospedaliera a favore dei servizi territoriali».
Quali servizi intendete ampliare?
«Tra gli altri quello della spedalizzazione territoriale e quello della terapia del dolore e cure palliative. Il tutto partendo dallo sviluppo dei centri che già ci sono e che vanno potenziati. Basti pensare che la ospedalizzazione di Asl 3 e Galliera si è occupata di 5168 interventi nel 2005, quasi un 10 per cento in più dell'anno passato».
Sono oltre 26.400 le persone che in questa regione lavorano nel settore della Sanità. Ma sembrano non bastare. Sono sempre di più le aziende o le case di cura che assumono personale straniero.
«Quest'anno abbiamo assunto 900 persone, numeri da grandi aziende. Anche se non ancora sufficienti per coprire le esigenze. Basti pensare che nel solo San Martino lavorano quasi 5.000 persone, stessi numeri per l'Asl 3, quasi 2000 per il Galliera e il Gaslini. Per quanto riguarda invece la mancanza di alcune, importanti figure professionali, non si può che prenderne atto; forse molti italiani non vogliono più dedicarsi a questi lavori e per questo si devono assumere, ovviamente, infermieri o operatori del settore provenienti da altri paesi. Altro discorso invece è quello della professionalità che andrebbe maggiormente valorizzata. Specie per le professionalità di tipo assistenziali. Faccio l'esempio degli «Oss» che potrebbero evolvere con funzioni più qualificate lasciando così agli infermieri la possibilità di occuparsi di mansioni più specifiche. Esistono numerose figure professionali che mancheranno nei prossimi anni e che, già da ora, sono richieste. La riabilitazione degli hospis ad esempio necessita di nuovo personale. Così come tutto il settore che si occupa degli anziani».