L’assurdo blitz delle Filippine la polizia sbaglia, strage di turisti

Doveva essere un blitz millimetrico, ma è diventata una mattanza, una strage in diretta televisiva capace d’innescare una crisi diplomatica tra le autorità cinesi di Hong Kong, luogo d’origine di gran parte delle vittime, e quelle filippine accusate di aver gestito con superficialità e leggerezza la tragedia di Manila. «Trovo deplorevole il modo con cui è stata gestita questa vicenda ed il suo tragico epilogo» - ripete Donald Tsang, principale autorità politica di Hong Kong, commentando lo scoordinato assalto ad un bus dove un ex ispettore di polizia filippino teneva in ostaggio un gruppo di turisti. Un assalto trasformatosi, a causa dell’inefficienza delle forze di polizia in un bagno di sangue costato la vita a 8 malcapitati e al loro carnefice. Tutto inizia ieri mattina quando Rolando Mendoza, 55 anni, monta a bordo dell’autobus fermo in uno dei quartieri turistici di Manila e punta un mitragliatore alla testa dell’autista. Da due anni quell’agente medita vendetta contro le autorità e tutti coloro che secondo lui hanno contribuito a farlo radiare dalla polizia e a rovinargli la carriera. Rolando non era un agente qualsiasi. Nel 1986 a soli 31 anni è considerato uno dei dieci poliziotti più valorosi del paese. Un poliziotto protagonista di scontri a fuoco e audaci operazioni capace di guadagnarsi sul campo i gradi d’ispettore. Nel 2009, però, un’inchiesta interna lo riconosce colpevole di estorsione, minacce, percosse e consumo di stupefacenti decretandone l’immediata espulsione dal corpo. Per Rolando è un colpo fatale. Roso dall’astio l’ex ispettore le tenta tutte per dimostrare la propria innocenza e farsi reintegrare. Poi ieri mattina il raptus che lo porta all’appuntamento fatale. Quando il terrorizzato autista obbedisce agli ordini di quel folle armato di fucile e chiude le porte nel grande autobus ci sono 22 cinesi di Hong Kong e 3 filippini.
Sulle prime nulla fa pensare ad un epilogo così tragico. L’ex-ispettore Mendoza sembra solo interessato a far parlare di se, ripete di voler convincere le autorità a riesaminare la sua posizione. In effetti poco dopo l’inizio della trattativa l’ex ispettore ordina all’autista di fermarsi, indica tre bambini e li fa scendere assieme ai genitori. Il negoziato sembra insomma l’epilogo più probabile. Mendoza parla al telefono con i negoziatori, espone le sue richieste, di tanto in tanto rilascia altri prigionieri. La trattativa però non si sblocca. A sera inoltrata arriva il vice sindaco di Manila, Isko Moreno porta una lettera del difensore civico che ha disposto il licenziamento del pluridecorato poliziotto, scende nel parcheggio tenta di salire sul mezzo. L’ex ispettore lo tiene a distanza, attacca ai vetri una scritta a pennarello che sembra l’interpretazione dell’imminente tragedia. «Un grande errore per correggere una grande decisione sbagliata». Poi sotto la luce delle fotocellule e nei riverberi della pioggia la discesa all’inferno, il susseguirsi d’errori che porta al bagno di sangue.
Il primo lo commettono le forze speciali della polizia. L’occhio esperto dell’ex ispettore le individua e sull’autobus riecheggiano immediati gli spari. L’assalto si blocca e Mendoza urla al telefono tutta la sua follia. «Ho ucciso due cinesi se non si fermano li ammazzo tutti...li vedo sono tutt’attorno – grida ormai fuori dai gangheri - sono quelli delle forze speciali li hanno mandati per uccidermi, ma farebbero meglio ad allontanarsi perché faccio fuori tutti». Nessuno lo ascolta. Le forze speciali continuano ad avvicinarsi, tirano fuori una mazza tentano di rompere i finestrini e issarsi a bordo della corriera mentre il mitragliatore di Mendoza semina morte tra gli ultimi 15 ostaggi. L’autista disperato spalanca il portellone salta a terra urla «Patay na lahat» «Sono tutti morti». Le teste di cuoio in un ultimo sussulto riempiono la cabina di lacrimogeni, salgono a bordo sparano sull’ex ispettore lo scaraventano a terra. Ma è troppo tardi. Sui sedili inzuppati di sangue ci sono sette cadaveri. Un paio di feriti barcollano nella pioggia. Il blitz è fallito e le Filippine incredule e sgomente vivono l’incubo della vergogna e dell’orrore.