L’Authority prova a zittire Mediaset con le multe

Gian Maria De Francesco

da Roma

Tre colpi di par condicio contro Mediaset. Ieri l’Authority per le telecomunicazioni ha multato Rete4 per 150mila euro e ha rilevato una posizione dominante del gruppo di Cologno Monzese nel mercato della tv analogica. La sanzione ha colpito Mediaset nello stesso giorno in cui il Tar del Lazio ha bocciato la richiesta di sospensione dell’atto di indirizzo sulla par condicio salvando allo stesso tempo Ballarò. Il faro dell’Authority si è acceso anche sugli interventi a carattere politico effettuati da intellettuali e opinionisti a Che tempo che fa di Fabio Fazio su Raitre.
Un colpo a Mediaset/1. La multa di 150mila euro per il programma Liberitutti del 4 febbraio che ha ospitato il premier Berlusconi è stata irrogata dalla Commissione Servizi e prodotti dell’Autorità con un provvedimento votato a maggioranza. A favore si sono espressi il presidente Calabrò e i due esponenti di centrosinistra, il relatore Michele Lauria e Sebastiano Sortino. Il commissario Giancarlo Innocenzi ha votato contro, mentre Gianluigi Magri si è astenuto (lo statuto dell’Authority equipara l’astensione al voto contrario; ndr). A Rete4 è stato, inoltre, imposto «l’obbligo di dare informazione adeguata della violazione nella medesima fascia oraria prima della data di convocazione dei comizi elettorali». La società ha annunciato immediato ricorso «visto che i poteri sanzionatori dell’Authority devono ancora essere oggetto di una valutazione anche cautelare del Tar».
Fazio sotto esame. Anche sul programma di Fabio Fazio Che tempo che fa è stata aperta un’istruttoria da parte del Consiglio dell’Authority tlc. La trasmissione ha carattere di intrattenimento, ma - inosservante dei divieti - registra «l’abituale presenza di esponenti politici». L’Autorità «ha ritenuto aggravata la violazione dalla forte connotazione politica che la trasmissione ha in concreto assunto nell’approssimarsi della campagna elettorale». Un chiaro riferimento ai ripetuti interventi di opinion leader di centrosinistra: da Furio Colombo a Rossana Rossanda a Michele Santoro. Sul tema si è aperto uno scontro: i commissari più vicini all’Unione hanno cercato di far passare l’idea che un ospite non politico possa fare interventi politici. Ma per il presidente Calabrò proprio questo aspetto ha costituito un’aggravante. Il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, ha difeso il proprio programma. «Tutto nasce - ha dichiarato - da un equivoco. Che tempo che fa non è un varietà ma un talk show». Più prudente il presidente della Rai, Petruccioli, che ha ribadito «piena fiducia a Raitre nella convinzione che il servizio pubblico non debba rappresentare un terreno di scontro». Istruttoria aperta anche sull’intervento di Silvio Berlusconi a Isoradio, in presunto contrasto con i caratteri di servizio traffico e viabilità dell’emittente.
Un colpo a Mediaset/2. Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva d’urgenza dell’atto di indirizzo sulla par condicio nei periodi non elettorali dell’Authority tlc. Secondo i giudici amministrativi l’obbligo di riequilibrio delle presenze dei politici «risulta compatibile con le libertà riconosciuta alle emittenti private dalla Costituzione». In una nota Mediaset ha risposto di confidare che «con l’ampia e più approfondita analisi della propria fase di merito, si spera in un clima rasserenato, le nostre ragioni saranno accolte» ricordando che si atterrà, come di consueto, al principio del pluralismo. Il Tar, invece, ha salvato Ballarò di Giovanni Floris. Il riequilibrio della presenza della Lega imposto dall’Authority prima della convocazione dei comizi elettorali «determinerebbe un rilevante danno».
Un colpo a Mediaset/3. Il Consiglio dell’Authority tlc ha valutato che nel mercato dei servizi televisivi analogici (la tv tradizionale) Rai e Mediaset deterrebbero «un significativo potere di mercato». Secondo fonti bene informate, il richiamo dell’Autorità intenderebbe accelerare i tempi per una regolamentazione più severa e restrittiva del mercato.