L’autista del bus è donna: annullata la gita scolastica

I genitori dei bimbi non vogliono la conducente: «Meglio un uomo»

Clero Bertoldi

da Assisi (Perugia)

L'autista è donna? Allora niente gita. È quanto è successo ad Assisi dove l'autista di un pullman gran turismo che avrebbe dovuto accompagnare in gita i bambini di una scuola elementare di Valfabbrica a Ricicone (poco meno di 200 chilometri di viaggio), è stata rifiutata dalla scuola, che ha annullato la prenotazione. E tutto perché l'azienda aveva affidato il pullman a un’autista donna.
Sembra una storia di un'altra epoca e di un altro mondo e invece succede in Umbria, nella terra di Francesco d'Assisi, il santo del «Cantico delle creature», della letizia, dell'armonia con tutto il creato. L'autista rifiutata si chiama Simona Calisti, ha 32 anni e vanta un’esperienza consolidata nella sua professione, oltre ad aver conseguito anche l'abilitazione quale insegnante di guida. È abituata a una media giornaliera di centinaia e centinaia di chilometri e a guidare, come vuole la legge, fino a otto ore al giorno. «Noi donne ci battiamo per la parità, poi finisce che sono proprio le donne a discriminare il mondo femminile», spiega sconsolata la signora Calisti.
Già, perché a premere sui responsabili della scuola pare siano state le mamme dei piccoli alunni. E lunedì sera, a cinque giorni dalla partenza programmata (fissata per sabato prossimo) è arrivata la disdetta dell'istituto scolastico. La signora Calisti argomenta ancora: «Trovo gravissimo questo episodio perché già le aziende sono molto caute e restìe ad assumere donne. Se poi si verifica il fatto che le aziende perdono lavoro per aver avuto il coraggio e l'ardire di scegliere una donna, be’, allora, è la fine».
E non ci si può rifugiare neanche nella saggezza dei detti popolare che spesso sono soltanto luoghi comuni. «Donna al volante, pericolo costante» è ormai smentito dalle statistiche degli ultimi anni: si è accertato, infatti, che le signore sono molto più corrette e causano molto meno incidenti dei maschi.
«Ho telefonato alla maestre - spiega l'autista - per avere una spiegazione di questa ricusazione. Mi sono sentita rispondere che le madri dei bambini non si fidano di una conducente donna. È incredibile: se il mio datore di lavoro mi affida la guida di un pullman che vale più di 200mila euro, non pensano che lo faccia perché si fida ciecamente della mia professionalità?».
Il caso è ancora più clamoroso perché la signora Calisti è la mamma di uno dei bambini che avrebbe dovuto accompagnare in gita. «Ho sempre accompagnato le scuole, anche quelle pubbliche di Valfabbrica. E ogni gita si è svolta in maniera perfetta. È gravissimo che mio figlio abbia subito questa discriminazione. Sì, oltre a me e alle donne, è stato offeso, con questa decisione, anche lui».