L’autopsia conferma: il piccolo Davide ucciso da un errore

Enza Cusmai

da Milano

È stato un errore umano. La doccia fredda è arrivata proprio nel giorno dei funerali del piccolo Davide Campo, il bambino di 12 anni morto lunedì scorso all’ospedale di Messina subito dopo l’anestesia che doveva servire per un intervento di appendicectomia. I medici che hanno eseguito l’autopsia ormai non hanno dubbi: è stata una lesione polmonare a ucciderlo. I risultati completi si conosceranno soltanto tra sessanta giorni, quando i tre medici arrivati dall’ospedale Sacro Cuore di Roma depositeranno una relazione sull’esame autoptico. Ma una cosa è ormai certa: Davide, ma non si sa ancora per quale motivo, avrebbe subito un grave danno polmonare, soprattutto in quello destro. E sarebbe stata proprio questa lesione a provocare la sua morte durante l’anestesia.
Ora le indagini faranno giustizia sui responsabili di questo errore. Ma il povero piccolo Davide ormai riposa in una piccola bara bianca. Ieri è stata ricoperta di rose prima di essere deposta nel cimitero della sua città. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio ragazzini del paese, commossi e attoniti.
Ma a Messina non c’è solo la mamma di Davide a piangere e a non darsi pace. C’è anche quella di Miriam, la coetanea di Davide morta nell’ospedale di Barcellona, dissanguata dopo un intervento in laparoscopia che non è andato nel verso giusto. Ieri, dall’autopspia, è emerso che probabilmente è stato un errore dei medici a procurarle la fatale emorragia retroperitoneale.
Due casi di mala sanità a Messina e uno a Palermo dove ancora non si capisce cosa sia successo al piccolo Paolo Spoto di solo nove mesi, anche lui entrato in coma all’istituto materno infantile di Palermo subito dopo l’anestesia effettuata prima di un intervento chirurgico al labbro e al palato. Casi aperti che aspettano risposte mentre la gente si domanda come siano possibili leggerezze o incapacità di questa portata. E proprio ieri è arrivata una risposta su un’ennesima tragedia infantile. Da palazzo di giustizia di Agrigento. In quella città, circa due anni fa un bimbo di solo 4 anni è morto avvelenato da un’eccessiva dose di curaro. Angelo Casà, così si chiamava il piccolo, doveva essere operato alle tonsille. Era stato ricoverato al San Giovanni di Dio e da lì non è uscito vivo. L’inchiesta aperta dopo il suo decesso ha accertato che ad Angelo venne somministrata una dose di anestetico tre volte più alta di quella necessaria che lo ha avvelenato dopo la fine dell’intervento, lentamente, nelle successive due ore. A nulla sono valse le richieste di aiuto dei familiari. Medici e infermieri, ora sotto processo, li tranquillizzavano sostenendo che il bambino stava bene. Mentre Angelo lentamente entrava in crisi respiratoria per poi cadere in coma irreversibile.
È fresca di giornata, invece, la infelice storia di Calogera Volpe, 85 anni, deceduta sempre al San Giovanni di Dio, dopo essere stata ricoverata per la rottura di un femore: è morta dopo essere caduta da una barella ed essersi rotta l’altro femore.