L’AVVOCATO 4GAETANO PECORELLA

L’accusa è pesante: corruzione aggravata. E l’impressione è che Pietro Lunardi, ministro delle Infrastrutture dal 2001 al 2006, sia finito nel mirino di molte Procure. Ma Gaetano Pecorella, il suo legale, non si scompone: «Lunardi si farà interrogare quando i magistrati chiariranno una volta per tutte le accuse. Non si può affrontare una deposizione alla cieca».
Veramente, al centro dell’indagine c’è un episodio chiaro: la presunta svendita, a un quarto del valore, di un palazzo di Propaganda Fide in via de’ Prefetti a Roma.
«L’episodio dev’esser ridimensionato».
Ridimensionato?
«Tanto per cominciare non è vero che Lunardi paga l’immobile un quarto del suo valore».
Ah no?
«No, perché la banca che gli darà il mutuo valuta il palazzo 4 milioni di euro e lui alla fine chiude con Propaganda Fide a 3 milioni».
Tre milioni sono sempre un affarone per i 42 vani a due passi dalla Camera. Non le pare?
«No, perché quasi tutti gli appartamenti erano occupati. E i lavori di ristrutturazione da completare».
Dunque tutto regolare»?
«Sì».
Nessuno scandalo? È un caso che i lavori di ristrutturazione vengano affidati all’impresa di Diego Anemone, l’imprenditore più gettonato della famigerata cricca?
«I giornali hanno scritto cose sbagliate».
E dove sarebbe l’errore?
«Semplice. Anemone lavora prima della vendita».
Poi?
«Poi, quando il palazzo passa a Lunardi, subentrano altre imprese. Anemone esce di scena».
Però lo ritroviamo a Basilicanova, per la ristrutturazione della casa di campagna di Lunardi. È una coincidenza?
«No, è vero che l’impresa di Anemone sistema la dependance della villa, ma si tratta di un impegno da 150mila euro, non di milioni. Quegli interventi non regalati: è vero che Lunardi li paga a prezzo di costo. Ma, ripeto, non si tratta di un progetto faraonico».
A proposito di Basilicanova, il tunisino Fathi dice di aver portato due buste con un assegno di Anemone alla figlia di Lunardi. Le pare poco?
«Calma. Lui dice che nella busta pensava ci fosse un assegno, non che ha visto l’assegno. È una sua sensazione, la verità è che la figlia di Lunardi seguiva i lavori e ogni giorno le buste viaggiavano con fogli, progetti, disegni e quant’altro».
Torniamo a Roma e alla presunta corruzione. Lunardi fa l’affare e compra in via de’ Prefetti, Propaganda Fide ottiene dal governo un finanziamento di 2,5 milioni di euro per il restauro della sede di piazza di Spagna. Lunardi fa un favore al cardinale e il cardinale lo fa al ministro. Per la Procura di Perugia è andata così.
«Ma no, quello è un finanziamento per la tutela del patrimonio artistico. Non è e non può essere un accordo personale fra Lunardi e il cardinal Sepe. Il decreto è firmato di concerto da Lunardi con il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione e i soldi vanno a Propaganda Fide per il restauro».
Che però è un restauro fantasma.
«Il decreto è del 2005. Nel 2006 Lunardi lascia il ministero, ma il governo di centrosinistra conferma il finanziamento ed eroga la seconda tranche di 2,5 milioni. Se l’hanno concessa, avranno fatto i loro controlli, certo Lunardi non c’era più».
Ma Lunardi è in stretti rapporti con alcuni dei personaggi chiave della presunta «cricca». Il ministro sponsorizza la nomina di Angelo Balducci a presidente del Consiglio superiore per le Opere pubbliche. Un errore?
«La nomina di Balducci non porta la firma di Lunardi. E tutti concordano sul fatto che Balducci fosse bravissimo».