L’editto del «manifesto» contro il «Pastore tedesco»

Polo, il direttore della testata: «Una croce sopra ai Pacs»

Luca Telese

da Roma

A fine sera, nella redazione de Il manifesto, Gabriele Polo, direttore del quotidiano comunista, sta cercando una foto per commentare il titolo che andrà in pagina stamani. Cerca l’immagine di una coppia, un «pacs», che rappresenti la collisione fra la discussione parlamentare e la polemica che ieri è divampata tra il suo giornale e le due principali testate cattoliche (e quindi - sia pure indirettamente - la Santa Sede). Sotto quella foto, sulla prima pagina di stamattina ci sarà scritto: «Una croce sopra». E sarà dunque sigillato così il terzo atto della polemica più dura, da quando il giornale di via Tomacelli è stato investito da una piccola bufera per il lancio di volantini sarcastici sopra il corteo pontificale che transitava proprio sotto la redazione due giorni fa.
Tutto comincia da lì. Ma adesso Polo sdrammatizza: «Non abbiamo dichiarato guerra a nessuno, era una legittima autodifesa». Si era trattato - spiega - di un’iniziativa estemporanea di qualche giornalista della testata, che aveva montato la fotocopia di una storica prima pagina dei tempi del conclave («Il pastore tedesco») accompagnandola con uno slogan provocatorio: «Lasciaci in Pacs». Poteva passare inosservato un gesto così? Ovviamente no, ed infatti ieri L’Osservatore Romano, nel denunciare il gesto, ieri era ricorso ai toni durissimi, assai inconsueti per il linguaggio abituale della testa: «Uno spregevole volantinaggio». Un giudizio inappellabile seguito da un commento caustico: «Neanche il buon gusto - ha scritto il quotidiano d'Oltretevere - ha frenato quelli che, durante l'atto di omaggio del Santo Padre in occasione della ricorrenza dell'Immacolata Concezione, hanno voluto chiarire a tutti, con il loro spregevole volantinaggio, quale è la matrice ideologica che è dietro a certi progetti. Questo - concludeva l’Osservatore - è il concetto di rispetto, di libertà, di progresso civile che questa gente ha di fronte a manifestazioni esclusivamente religiose».
Stesso tenore nel commento del quotidiano dei vescovi, Avvenire che dedicava al caso un’intera pagina: «Lo sgarbo dei volantini è stato un assurdo intermezzo nella giornata di festa del popolo che ha riunito ancora una volta attorno al Papa in Piazza di Spagna decine di migliaia di persone». Ma certo a il manifesto nessuna di queste censure faceva effetto, tant’è vero che sul numero in edicola ieri Polo e compagni avevano architettato un altro gioco di parole. Foto del Papa e titolo: «Il bastone tedesco». Commento: «Celebrando la festa della Madonna, Benedetto XVI torna sul suo tema preferito e preme sul mondo della politica, diviso sui pacs». A questo punto, il lancio di un pugno di volantini è diventato l’epifenomeno di una spaccatura profonda e preesistente, come ammette lo stesso direttore: «Noi non possiamo prescindere da quello che sta accadendo in Parlamento, con l’offensiva cattolica contro i pacs. E ci siamo resi conto, dal volume delle lettere che stiamo ricevendo, che quel piccolo gesto ha innescato una piccola guerra di religione. Ci scrivono solo per ringraziarci o per insultarci, non ci sono più mezze misure, questo è il segno di una divisione profonda che ormai attraversa il paese su questi temi».
Ma Il manifesto non è l’unica testata che ha suscitato il dispetto di Avvenire. Nello stesso numero, infatti, un altro articolo criticava duramente un servizio andato in onda sul Tg1 dedicato proprio alle coppie di fatto. Anche in questo caso il titolo del giornale dei vescovi al tg di Gianni Riotta era eloquente: «Un segnale brutto ed inquietante». Segue argomentazione: «I servizi del telegiornale non contenevano opinioni anche solo minimamente divergenti a quelle delle protagoniste della love story saffica». E avanza un dubbio: «Che sia l'avvio di un battage destinato a protrarsi fino alla scadenza fatica del 31 gennaio? Ma se è così - concludeva Avvenire - non crediamo proprio che il tormentone sarà digerito dal pubblico senza reagire». Nello stesso editoriale dedicato al caso de Il manifesto si osservava: «Navigare controcorrente è faticoso, sentirsi minoranza è mortificante, vedersi bollare dal marchio di conservatore può umiliare».
Nella serata di ieri la polemica si estende ai palazzi della politica. Gianni Alemanno, deputato di Alleanza nazionale attacca il quotidiano di via Tomacelli: «I volantini contro il Papa sono un offesa a Roma e questo non solo perché la nostra città è la capitale del cattolicesimo, ma anche perché da sempre l'8 dicembre è la festa dell'Immacolata Concezione ed è il giorno simbolo dell'incontro tra il Sommo Pontefice e la città di Roma». E conclude con una richiesta esplicita: «Il direttore de il manifesto chieda scusa a Papa Ratzinger e alla città di Roma». Persino un socialista come Donato Robilotta, capogruppo dei Socialisti riformisti alla regione Lazio difende il Pontefice: «Ho inviato al cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma, una lettera di solidarietà al Santo Padre. La Chiesa ha il diritto alla proprie opinioni». Opposto, invece, il pare di Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione: «Era una protesta pacifica e legittima».