L’elisir di china che conquistò Montanelli

L'antica Farmacia Clementi e la China di Indro Montanelli. Altra coincidenza. Correva l'anno 1983: l'allora direttore dei il Giornale Nuovo scrive al dottor Clementi: «Senza saperlo lei mi ha ringiovanito di vent'anni. Bevendo la sua China, offertami casualmente da un amico di passaggio a Fivizzano, è stato come rituffarmi nelle cose buone e vere della mia infanzia».
Lanfranco Clementi, capogruppo di Fi in consiglio, la mostra con orgoglio: «Ci richiese la prima cassa di China. La ordinava regolarmente, mio padre non voleva soldi e lui in un primo tempo mandava libri, poi la faceva acquistare in incognito». A base di china e altre erbe officinali (che la Lunigiana è un grande orto botanico) miscelate secondo un'antica ricetta senza additivi e coloranti, colore ocra e aroma pungente. «Il mio bisnonno Giuseppe, chimico farmacista, arrivò qui dal Veneto per amicizia con un noto chirurgo di Fivizzano, con cui condivideva la passione per la caccia. Aprì tre farmacie e mise a punto questo liquore». Nasce nel 1884, nel 1911 ottiene il massimo riconoscimento all'esposizione agro-industriale di Roma. «Per cinque generazioni è uscita dal retrobottega della farmacia. Adesso abbiamo aperto un piccolo opificio per una produzione comunque limitata di bottiglie».
Mica finita, che accanto Lanfranco ha riattivato una piccola centrale idroelettrica dimessa e produce energia pulita che vende all'Enel. Gestisce lui stesso, a suo agio sulla ruspa come in farmacia. Colpa di Fivizzano e della China magari, l'elixir che distilla l'anima di questa terra irrequieta e non solo per i terremoti. Sopra la farmacia il «salotto buono» di papà Clementi: «Qui - ricorda Lanfranco - nell'87-88, in tempi non sospetti, Indro concesse ad una tivù locale un'intervista sulla magistratura. Pesantissima. Prima o poi la tiro fuori, magari quando avverrà questa auspicata pacificazione». Altri estimatori della China? «Lo stesso Bernacca, che la pubblicizzò a Tele Montecarlo e Giovanni Rana. Ma la lista è lunghissima». Poi la virata su Fivizzano-da-vivere e il colpo di reni del Pdl in un centro governato dalla sinistra: «È un paese diviso, neanche parente del Fivizzano di ieri. Pochi i giovani che intraprendono attività. Manca l'ossigeno, sembra di stare sotto una cappa. La gente ha quasi paura di contrapporsi al sistema e credo che questo voto silente verso il centro destra sia un segnale forte di contestazione verso l'amministrazione, senza sminuire il valore aggiunto rappresentato dalla candidatura di Bondi».
Un giro in paese, il pranzo al Giardinetto nato nel 1882. Lo gestisce ancora Beppino, 86 anni: «L'ultima volta che venne Indro mi disse di non mollare», e ripete quella frase che il direttore gli scrisse su un pezzo di carta: «Il Giardinetto è un paradiso terrestre: se Adamo lo avesse conosciuto non avrebbe peccato». Fivizzano dei ricordi e dei passaggi, che per Caso incrocia la storia e cala i suoi protagonisti.