L’energia fotovoltaica? È un affare

da Milano

Fare del venture capital nel settore dell’energia fotovoltaica? Idea forse un po’ ardita, ma può funzionare. Tutto sta nell’avere un capitale di partenza e le conoscenze tecniche per far decollare l’inziativa. Anche perchè dal febbraio di quest’anno il governo ha introdotto il «conto energia», un modo per finanziare il solare non attraverso il sostegno all’investimento, ma alla produzione di energia con un incentivo ai kilowattora prodotti.
Partita con un capitale iniziale di 300mila euro, oggi portato a 3,3 milioni, Solar Ventures punta ora alla realizzazione di 5 impianti per 3,3 megawatt: uno in Sardegna su capannone e quattro su terreni in Puglia, Toscana e Piemonte. «Il solare incide poco sul totale della produzione - afferma Michele Appendino, presidente e ad di Solar Ventures - ma è un’energia di picco che risponde ai momenti in cui la domanda è più alta. I moduli produttivi oggi sono ancora costosi, ma entro sette o otto anni in Italia meridionale il costo sarà compatibile con il prezzo dell’energia di picco: a quel punto gli impianti diverranno redditizi senza bisogno dell’incentivo statale».
«In Italia eravamo partiti bene negli anni ’90 - ricorda Appendino - poi ci siamo fermati mentre Giappone e Germania sono cresciuti. Ora con il prezzo del petrolio alle stelle le energie rinnovabili stanno diventando una necessità. L’incentivo è dato dallo 0,45 euro in tariffa che spinge a migliorare i sistemi di produzione: dura vent’anni, mentre gli impianti hanno una garanzia di 25 e una vita utile sui 30-40 anni. Il rientro sull’investimento si ha in 8-9 anni, tutto il resto è profitto».
È però necessario avere una base finanziaria solida: «Il problema è il capitale di avviamento, che comprende anche fideiussioni bancarie significative - avverte Appendino - oltre alle competenze tecniche. Ci interessa monitorare lo sviluppo tecnologico in altri paesi come Usa, Giappone, Germania e Israele, che sono i più avanzati nel settore. Il beneficio all’economia viene non solo dalla produzione di energia, ma anche dall’industria che si può sviluppare a monte. In Italia abbiamo competenze nei semiconduttori, ma esistono possibilità di sviluppo anche a livello delle parti elettriche di contorno, delle basi, dei nuovi materiali. Oggi dobbiamo un po’ rincorrere, ma intanto grandi gruppi internazionali stanno pensando di iniziare delle loro attività in Italia, se la legge di incentivazione continua».