L’esperto: «Rischi limitati ma da non sottovalutare»

da Milano

Due-tre taglie in più al seno grazie a una iniezione mix di cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo di bacino o pancia. Sull’argomento abbiamo sentito il parere del chirurgo plastico milanese Gianluca Campiglio.
Cosa ne pensa?
«A rendermi perplesso erano le microcalcificazioni che possono trarre in errore i radiologi. In una mammografia potrebbero essere confuse con quelle maligne di un tumore».
Perché ha cambiato opinione?
«Lo si deve al fatto che i primi studi presentati a distanza di cinque e più anni e che si stanno concludendo mostrano che il problema sembra essere superato. I radiologi sembrano ora essere in grado di distinguere le microcalcificazioni».
Le microcalcificazioni comportano qualche effetto collaterale?
«Nessuno, l'unico problema era quello che possono essere confuse con quelle tumorali».
Questa tecnica è quindi adottabile?
«Tecnicamente il processo è già fattibile, lo scrupolo delle Associazioni di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva che stanno mettendo a punto la tecnica è dovuto soprattutto a osservare che non esistano possibili complicazioni a lungo termine».
I vantaggi di questa tecnica?
«Alle pazienti non viene impiantato materiale che può non essere tollerato dall'organismo, ma trapiantate cellule staminali e di grasso assolutamente compatibili».
E gli svantaggi?
«Il primo si deve al fatto che "il distillato di grasso" trapiantato si può in parte riassorbire e pertanto richiede un ulteriore intervento a distanza di mesi. Il secondo riguarda, invece, le pazienti molto magre dalle quali non è possibile prelevare il grasso necessario».