L’hanno assolto ma non vede più le figlie da 10 anni

«Per colpa di mia madre non vedo le mie 3 figlie da quasi 10 anni». Così comincia a raccontare la sua triste storia Daniele P., 44 anni, responsabile d'impianti e condizionatori industriali. Daniele, nato in Sardegna, si trasferì a Genova dove nel 1993 conobbe una giovane sudamericana di nome Hester, la sua futura moglie. Un matrimonio dal quale nacque subito una figlia e dopo 24 mesi due splendide gemelline ma che dopo due soli anni iniziò ad andare in crisi. Per non coinvolgere sentimentalmente le piccole figlie, la coppia decise di affidarle per qualche settimana, alla nonna paterna in Sardegna. «Quando mia madre seppe della nostra crisi - racconta Pes - andò su tutte le furie, non avrebbe mai accettato che le nipoti fossero affidate alla mamma straniera, ma pensavo fosse uno sfogo momentaneo». Invece no. Daniele ed Ester si resero conto della drammatica odissea che avrebbero vissuto, solo poche settimane più tardi quando decisero di tornare in Sardegna per riprendersi le figlie. Infatti ad attendere i due, anziché i nonni e le piccole figlie c'erano i carabinieri che informavano il Pes di essere indagato per violenza sulla figlia maggiore ed Ester di esserne la sua complice. Un'infamante accusa dalla quale l'uomo venne immediatamente scagionato (2004) alla prima udienza e pure in appello (che fece ottenere all’uomo la formula piena). Un processo che, per mezzo delle numerose perizie del tribunale mise anche in evidenza la totale malafede della madre del Pes, indicata dalle perizie di ben quattro specialisti (2 per ambo le parti), come persona pericolosa, manipolatrice e assolutamente dannosa per la crescita delle nipoti: «una donna, si legge nella perizia della dottoressa Granieri, con scarsi limiti educativi e di conseguenza, dannosa per una serena crescita delle nipoti». Tante motivazione, serie e dettagliate, che fino ad ora non sono servite a nulla infatti, il Tribunale dei Minori di Sassari, dal 2004 ad oggi non ha preso nessuna decisione in merito. Ma la preoccupazione dell'uomo va ben oltre il dolore di non vederle ne sentirle nemmeno per telefono da 10 anni: «Nemmeno ad un criminale incallito vietano di vedere i figli». L'ultima notizia ufficiale che giunge dai giudici sardi è che hanno troppe pratiche da sbrigare: «Quando capiranno che noi e le nostre figlie non siamo né numeri né pratiche - conclude sconsolato l'uomo- forse sarà troppo tardi. Qualcuno pagherà per questo immenso, incalcolabile ma soprattutto irrimediabile danno che lo Stato ci ha creato».