«L’immagine della Sindone è un mistero inspiegabile»

Parlano gli esperti che nell’88 fissarono la datazione

da Milano

«Come si è formata l’immagine della Sindone non lo sappiamo. Resta un mistero. Anzi oggi la situazione è peggiore di trent’anni fa, quando ancora rimanevano in piedi varie ipotesi: sono cadute tutte, e dunque dobbiamo ammettere che scientificamente l’immagine non si spiega». Sono parole importanti, specie se a pronunciarle è il professor Luigi Gonella, che fu consulente del cardinale Ballestrero e supervisore della commissione che nel 1988 procedette all’esame del telo con il metodo del radiocarbonio ottenendo il clamoroso risultato della datazione medioevale.
Ieri mattina al Circolo della Stampa di Milano, Gonella e Giovanni Riggi di Numana (che eseguì il prelievo dei campioni) hanno presentato il volume Sindone. Il mistero continua, edito dalla Fondazione 3M. Alla conferenza stampa, moderata dal giornalista Armando Torno, era presente anche Antonio Pinna Berchet, che ha avuto l’incarico di conservare e catalogare l’archivio sulle analisi che portarono alla datazione medioevale. Il libro è una spiegazione puntuale dei metodi utilizzati, che negli anni successivi sono stati oggetto di più di una critica. Dopo quelle analisi, il gruppo di Gonella e Riggi di Numana, lo Strp (Shroud of Tourin Research Project) non ha più avuto contatti di lavoro con i successori dell’arcivescovo Ballestrero né con il Centro internazionale di sindologia. «Purtroppo sulla Sindone - ha spiegato Gonella - grava una contrapposizione ideologica tra i sindonologi, convinti che sia vero soltanto ciò che porta verso una datazione del I secolo, e dall’altra parte i sostenitori del falso». Gonella e Riggi di Numana, ritengono che la datazione con la tecnica del radiocarbonio sia un risultato acquisito e non modificabile.
A dire il vero, in questi anni, ci sono stati ricercatori che hanno avanzato altre ipotesi. Uno di questi è il dottor Raymond Rogers, il quale nella rivista scientifica Thermochimica Acta ha pubblicato una ricerca sostenendo che i campioni prelevati per l’esame al radiocarbonio presentavano delle anomalie e sostanze estranee che possono risalire a restauri o rammendi medioevali. Mentre risale al 1993 uno studio del microbiologo Leoncio Garza-Valdes che utilizzando un campione di tessuto sindonico evidenziò la presenza di uno strato «bioplastico» (funghi e batteri) che avrebbe potuto rendere poco precisa la datazione al carbonio. Sia Gonella che Riggi di Numana hanno minimizzato questi contributi, affermando che non hanno valenza scientifica.
Rimane però il mistero sulla formazione dell’immagine. Al di là delle barzellette di chi sostiene che la Sindone sia opera di Leonardo (si ha notizia dell’esistenza del telo quando Da Vinci era ancora nella culla) o di qualche abile falsario che ha giocato col sangue e un bassorilievo, Gonella ha precisato: «Oggi siamo in grado di riprodurre un’immagine come la Sindone grazie al computer e al laser che permette di ossidare un telo. Tecniche che non esistevano certo nel Medioevo. L’immagine non si è formata per contatto. È un’icona che rimane un mistero».