«L’imposta di successione è un vero esproprio»

Il prelievo sulle eredità può riguardare l’80% dei cittadini italiani che hanno una casa di proprietà

Guido Mattioni

da Milano

Più che un annuncio, una minaccia. Più che una promessa, una iattura. Perché l’intenzione del centrosinistra di reintrodurre, in caso di vittoria elettorale, l’imposta sulle successioni abolita dal centrodestra, è di quelle da far rizzare i capelli in testa agli italiani. A tutti. Perché con buona probabilità... anzi no, con assoluta sicurezza, si tratta di sicuro dell’imposta più odiata. In modo bipartisan. Soprattutto in un Paese dove quasi l’80% della popolazione vive in una casa di proprietà. Di tale iattura e delle sue possibili conseguenze, ne abbiamo parlato con un nome ben noto ai lettori del Giornale, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedelizia e titolare di una rubrica nelle nostre pagine dell’Economia.
Avvocato, lei che ha sicuramente dovuto leggersi il programma dell’Unione, o almeno là dove parla degli interessi dei suoi associati, ci spiega intanto chi dovrebbe finire per pagare? Perché dalle dichiarazioni dei loro leader sembra emergere una certa confusione.
Più che confusione, direi che hanno usato una frase equivoca, o quanto meno generica. Gliela leggo così come risulta pubblicata a pagina 69 dell’edizione ufficiale del suddetto programma dell’Unione, là dove si annuncia il «ripristino della tassa di successione per i grandi patrimoni». E a parte il fatto che già questo è un errore, dal momento che si tratta di un’imposta e non di una tassa, questo è proprio tutto. Punto e basta. In modo assolutamente generico, senza fare cifre.
Vaga o no che sia, la minaccia resta minaccia?
Certo. Comincerei col dire che l’imposta di successione, insieme con l’Ici, è senz’altro la più odiata dagli italiani. Ed è facile capire perché, anche senza ricordare il suo sinistro, ma azzeccato nomignolo di «tassa sul morto».
Perché è odiosa?
Perché questa imposta è vissuta come una espropriazione surrettizia. E non è un odio recente. Plinio il Giovane scrisse il Panegirico di Traiano per ringraziarlo di essersi opposto a quell’imposta voluta da Augusto.
Berlusconi come Traiano?
Direi meglio, dal momento che Traiano si limitò a moderare l’imposta, non ad abolirla come ha fatto lui.
Parlando di imposte, siamo finiti indietro nella storia...
La storia insegna. Perché se nel passato fosse esistita una tassa del genere, o comunque altri istituti protettivi della proprietà, non avremmo certo la Roma monumentale di oggi. Mi spiego: l’imposta di successione, a seconda del livello su cui si assesta, di più o di meno, comporta la ricostituzione del patrimonio. Se fosse stato così nei secoli passati, questa ricostituzione forzata avrebbe impedito di erigere tutti i monumenti storico artistici di Roma e d’Italia.
Torniamo all’oggi. Lei prima ha accomunato «tassa sul morto» e Ici. Perché?
Perché è anch’essa una imposizione patrimoniale, quindi anch’essa di per sé espropriativa. Detto altrimenti: colpisce il valore degli immobili in un momento di redditi calanti e di valori di mercato crescenti.
Ricordiamo chi la introdusse, tanto per la cronaca?
Certo, fu il governo Amato, dopo che nel ’90 fu modificato il calcolo degli estimi catastali basandoli sul valore anziché sulla redditività.
Prodi dice di voler abbassare le aliquote Ici...
Sì, ma aggiunge di voler rivedere all’insù gli estimi. A parte il fatto che quelle aliquote, salvo il tetto massimo, non dipendono dallo Stato, ma dai Comuni, la revisione degli estimi sarebbe iniqua.
Perché, avvocato?
Perché l’appesantimento dell’imposizione sarebbe duplice: per l’appesantimento in sé e perché allargherebbe la forchetta tra la tassazione dei valori e quella dei redditi.
Un furto. Ma non le sembra una politica suicida?
Sì, ma il grimaldello per l’aumento degli estimi sarebbe quello di farlo fare ai Comuni, consegnando nelle loro mani il Catasto. Il che equivarrebbe a far entrare una faina nel pollaio.