«L’incontro che mi cambiò la vita»

da Roma

«L’incontro con Dio amore». Questo, ha ripetuto fino all’ultimo Chiara Lubich, è stata l’ispirazione che l’ha mossa durante tutta la vita. La fondatrice dei Focolari lo aveva ripetuto nell’ultima intervista, pubblicata sul numero di marzo 2008 del mensile Don Orione oggi, diretto da don Giovanni D’Ercole. Rispondendo alle domande di Gianluca Scarnicci sulle origini del movimento, aveva detto: «Erano i tempi di guerra. Tutto crollava: case, scuole, persone care, anche i nostri sogni per l’avvenire. Il Signore pronunciava coi fatti una delle sue eterne parole: “Tutto è vanità, nient’altro che vanità…”. È stato sullo sfondo di quella devastazione che è nato il nostro ideale di unità». L’ispirazione, spiegava, venne «proprio nel clima di odio e violenza del secondo conflitto mondiale: l’incontro con Dio amore. Ricordo quel momento: un sacerdote mi chiede di offrire un’ora della mia giornata per le sue intenzioni. Rispondo: “Anche tutta la giornata!”. Colpito da questa generosità giovanile, mi dice: “Si ricordi che Dio la ama immensamente”. Dio mi ama immensamente! Quel Dio che vedevo lontano, lo scopro vicino, Padre. Tutto nella mia vita cambia. Dio è amore! Nel cuore di quell’immane tragedia si fanno strada una speranza, una forza, una sicurezza mai sperimentate prima. Comunico questa novità a quanti conosco. È ben presto condivisa da altre giovani. La riscoperta del Padre ci apre alla riscoperta dei fratelli, del Suo piano di unità sulla famiglia umana iscritto nel Vangelo. Quelle parole, lette nei rifugi, si illuminano di una luce nuova. E una forza, pensiamo dello Spirito, ci spinge a metterle in pratica con radicalità».
La «spiritualità dell’unità», è condivisa, spiegava Chiara Lubich «in vario modo non solo da cattolici e cristiani di altre Chiese, ma anche da seguaci di altre religioni e da persone senza una fede religiosa, coinvolte nell’unico obiettivo di contribuire a creare ovunque spazi di fraternità, per ricomporre in unità la famiglia umana». Il carisma dei Focolarini è proprio l’unità: «Ci appare chiaro da quando - agli inizi degli anni ’40 - quel giorno, a Trento, in un rifugio antiaereo, insieme alle mie prime compagne, apro a caso il Vangelo alla pagina del testamento di Gesù: “Padre… che tutti siano una cosa sola”. Quelle parole, prima quasi ignote, sono brillate come sole nella notte. Per quella pagina eravamo nate! Quel “tutti” sarebbe stato il nostro orizzonte, quel progetto di unità, la ragione della nostra vita. Proprio in quel tempo di guerra intuiamo che sta per nascere qualcosa di universale che avrebbe raggiunto i confini del mondo e illuminato politica ed economia, scienza e arte».
«Quel comandamento - spiegava nell’intervista - che Gesù dice suo e “nuovo”: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, ci appare non solo il cuore del Vangelo, ma il dinamismo della vita stessa della Trinità, la legge del Cielo per ricomporre uomini e cose nell’ordine nuovo dell’amore, nell’unità».