L’incubo dei 350 peones Con il voto anticipato restano senza vitalizio

In caso di urne prima del 2013 direbbero addio alla pensione Un’arma in più per gli anti Cav che vogliono il governo tecnico

RomaEccola la carica dei 350 parlamentari terrorizzati dallo scioglimento delle Camere. 247 deputati e 103 senatori hanno un motivo in più per fare il tifo perché questa legislatura muoia alla scadenza naturale e non prima: il proprio portafoglio. Sono gli onorevoli di prima legislatura che, in caso di crisi di governo e di elezioni anticipate (e solo in caso di elezioni anticipate), direbbero addio all’assegno vitalizio, garantito loro a partire dal compimento dei 65 anni.

Attenzione: la pensione è assicurata solo se il plotone di novelli parlamentari ha calcato i tappeti di Montecitorio o Palazzo Madama per cinque anni pieni. Fino al 2007, invece, erano sufficienti solamente due anni e mezzo di mandato. Ecco perché più della metà dei nostri parlamentari, oggi, pensa anche al futuro. Il loro.
Sono spalmati un po’ in tutti i partiti i pensionandi in bilico: dal Pdl all’Idv passando per la Lega e l’Udc. Il sito «Openpolis» li ha fotografati tutti. Nel dettaglio, alla Camera, ci sono 84 onorevoli piddini, 78 pidiellini, 14 responsabili, 12 dipietristi, 9 del gruppo misto, 8 finiani e 6 udiccini. La massima percentuale di parlamentari a rischio vitalizio, in caso di scioglimento anticipato delle Camere, siede tra i banchi del Carroccio: 36 su 59, cioè il 61 per cento. A seguire l’Italia dei valori, 54 per cento; quindi i responsabili, 50 per cento. Nel Pdl sono 78 su 218 gli onorevoli a rischio che, a questo punto, guardando il proprio salvadanaio, presumibilmente fanno il tifo affinché Berlusconi resti fino al 2013, ma che potrebbero andare in soccorso a un governo tecnico, pena la perdita dell’onorevole privilegio. Al Senato, invece, è il Pdl ad avere più neofiti di Palazzo: 37. Segue il Pd, 34; la Lega, 12; l’Idv, 7; l’Udc, 5 e per il Terzo Polo, 4.

Ma vediamo nel dettaglio chi sono. Nel plotone dei deputati novelli, tra le file del Pdl, ci sono oscuri peones ma anche volti noti, notissimi. Ci sono per esempio ben tre ministri: quello della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, la rossa ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, e la neo ministro delle Politiche comunitarie, Anna Maria Bernini. Un viceministro: Catia Polidori; e un sottosegretario: Elio Belcastro.

Poi c’è la bionda ex aennina Viviana Beccalossi e il partenopeo Amedeo Laboccetta; c’è il «falco» Giancarlo Lehner e il divenuto celebre ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese; c’è l’economista e consigliere politico del ministro Brunetta, Giuliano Cazzola, e il vicecapogruppo vicario del Pdl, Massimo Corsaro.
E ancora: l’opinionista Renato Farina e la bella moglie di Angelo Rizzoli, Melania Rizzoli De Nichilo; il re delle cliniche ed editore di Libero, Antonio Angelucci e l’avvocato pugliese Francesco Paolo Sisto.

Naturalmente nel gruppone si trovano anche le giovani e belle onorevoli Annagrazia Calabria, Gabriella Giammanco, Elvira Savino, Barbara Mannucci, Mariarosaria Rossi, Nunzia De Girolamo e Deborah Bergamini. Con pensione a rischio ma fedelissime del Cavaliere.

Accanto a loro siede però anche qualche malpancista che, qualora Berlusconi dovesse inciampare, avrebbe un motivo tutto personale per dare ossigeno a un governo tecnico e rimanere nel Palazzo fino al 2013. Condizione necessaria e sufficiente per poi percepire il ricco assegno di Stato a vita. Di prima legislatura sono infatti gli scajoliani Ignazio Abrignani, Michele Scandroglio, Roberto Cassinelli, Massimo Nicolucci e Gerardo Soglia; nonché l’appena espulso dal partito per non aver votato la fiducia al governo, Fabio Gava. Analogo discorso per il «pentito» pidiellino Santo Versace. Nessun vitalizio se le Camere si sciolgono in anticipo anche per l’onorevole-artista Luca Barbareschi e per il funambolico responsabile Domenico Scilipoti.

Sempre alla Camera si segnalano altri volti noti della politica: il braccio destro di Casini, Roberto Rao; l’udiccino ed ex sindacalista Savino Pezzotta; il pittoresco dipietrista Francesco Barbato; la leader dei Liberaldemocratici Daniela Melchiorre; il falco finiano Fabio Granata e addirittura il capogruppo della Lega, Marco Reguzzoni. In Senato, invece, oltre ai due scajoliani Raffaele Lauro e Franco Orsi, direbbero addio alla pensione anche Giuseppe Ciarrapico (Pdl), l’ex magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio (Pd) e il pasdaran dipietrista Francesco «Pancho» Pardi.