«È l’indice dell’uomo qualunque»

Direttore, che cosa include il nuovo indice di calcolo dell’inflazione e che vuol dire alta frequenza di acquisto?
«Abbiamo aggregato i prodotti in maniera diversa, riferendoci alla frequenza con la quale vengono comprati dai consumatori. Quelli ad “alta frequenza“ sono i beni acquistati quotidianamente o a cadenza mensile: pane, pasta, latte, ma anche benzina, giornali e spese per l’affitto».
Perché lo avete fatto solo ora?
«È stato l’Eurostat, lo scorso marzo, a proporre una strategia di comunicazione delle statistiche sui prezzi che fosse più vicina alla realtà di consumo quotidiano. Abbiamo seguito le sue raccomandazioni».
Significa che le polemiche sui dati non riguardano solo l’Italia?
«Il problema dell’accettazione delle statistiche da parte dell’opinione pubblica è dibattuto in tutta Europa. Ed Eurostat è impegnato a migliorare il rapporto con l’opinione pubblica».
Una scelta strategica quindi. Finora la gente andava al supermercato e vedeva i prezzi lievitare e gli indici Istat non parevano riflettere gli stessi trend...
«La misura dell’inflazione è quella che viene proposta ogni mese, su cui non c’è da dibattere. Non si può discutere il paniere o l’impianto complessivo. Abbiamo solo fatto un’operazione di miglioramento della comunicazione».
Be’, le cifre che voi fornite, anche senza scala mobile, pesano sul confronto tra aziende e sindacati nella contrattazione per l’adeguamento degli stipendi.
«Sì, ma l’Istat è un organo tecnico che non può decidere in maniera unilaterale le tipologie su cui costruire gli indici specifici dei prezzi. Questi sono problemi che travalicano la statistica, dipendono dalle direttive istituzionali».
Il nuovo indice, però, sembra finalmente rispecchiare le difficoltà di spesa quotidiane degli italiani
«Sui prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto pesa l’effetto cumulato di due fattori inflazionistici intensi in questo momento: quello alimentare e quello energetico, che in questo momento hanno un’incidenza molto elevata. Ma è una scoperta banale».
Il Codacons dice addirittura che il dato del 4,8% è ancora sottostimato
«Se avessimo incluso le tariffe elettriche tra i prodotti ad “alta frequenza“ di consumo in effetti il dato poteva cambiare. Ma va precisato che si tratta di trend. In altri periodi questo indice è andato più lento rispetto a quello generale».
Mi faccia una confessione: andando al supermercato, non si è mai posto il dubbio che i dati sull’inflazione fossero sottostimati?
«È evidente che l’inflazione sperimentata quotidianamente dai cittadini è superiore a quella media. Ma le garantisco che il nostro lavoro è stato sempre improntato alla massima serietà. Pensi ai prezzi di cellulari e computer, che sono drasticamente calati. È ovvio che il dato sui prodotti di acquisto quotidiano è sentito come più vicino dai cittadini».