L’intervista L’esperto Antonio Piersanti

Purtroppo siamo vicini alla placca africana

Nessuno sciame sismico. Il terremoto di ieri mattina rientra nella normale attività tettonica del territorio. Ed è impossibile prevedere cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni. Ne è convinto Antonio Piersanti, direttore della sezione Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto nazionale di Geofisica.
Che tipo di terremoto avete registrato ieri in Emilia Romagna?
«Non si è trattato assolutamente di sciame sismico, ma solo di una scossa neanche troppo forte che rientra nelle dinamiche ordinarie».
Ma la Pianura Padana può essere considerata una zona sismica?
«Certamente sì, specie l’area coinvolta ieri. Tutta l’Italia, con la sola eccezione della Sardegna, lo è. Siamo abituati ad associare i grandi terremoti solo al Centro e al Sud del Paese ma è un errore. Lo dimostra il fatto che negli ultimi 200 anni il Nord ha registrato almeno dieci terremoti di magnitudo fra 5 e 5,5. Uno dei più forti risale al 1996, con epicentro a Correggio».
Quindi in Italia i terremoti devono essere considerati ordinaria amministrazione?
«Sì. Siamo vicini al punto in cui la placca africana e quella euro-asiatica si incontrano. L’Italia è piena di faglie e per questo è un territorio molto pericoloso. Come il Giappone e la California. Anche se lì i fenomeni sono più frequenti e mediamente di maggiore intensità».
Negli ultimi anni in Italia sono stati registrati diversi sciami sismici. Che cosa sta succedendo?
«Posto che il fenomeno di ieri non rientra in questa categoria, direi nulla di nuovo. Siamo nella più assoluta normalità. Anzi, negli ultimi 30 anni il numero di terremoti è leggermente diminuito».
Eppure gli sciami fanno paura. C’è un diretto collegamento fra questi e i terremoti di forte intensità?
«Di solito, no. A parte il caso de L’Aquila, non è detto che a uno sciame segua un terremoto distruttivo. Questi fenomeni sono impossibili da prevedere. Eventi sismici fortissimi possono capitare anche in assenza di sciami».
Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi giorni?
«Impossibile dirlo, non esistono parametri oggettivi per immaginare lo scenario. L’unica maniera per difendersi dai terremoti è imparare a conviverci nel modo giusto».
Se è impossibile prevedere i sismi, a cosa servono le tecniche come il metodo radon?
«Al momento servono a poco e in genere non funzionano. Chi sostiene di aver previsto il terremoto de L’Aquila dice una cosa scientificamente falsa. Molti esperti, non tutti, pensano che in futuro la tecnologia ci permetterà di prevedere i sismi. Ma non credo che accadrà nel breve e medio periodo».
L’Italia a che punto è nella ricerca in questo campo?
«Per una volta possiamo dire che il nostro Paese è all’avanguardia. Sia nel campo della sismologia sia in quello della vulcanologia. Non a caso il nostro istituto è considerato fra i primi quattro al mondo dal punto di vista della ricerca».
Però il nostro Paese forse non è ancora abbastanza all’avanguardia dal punto di vista edilizio...
«Purtroppo in questo settore siamo clamorosamente indietro. Ci sono certamente ragioni storiche, politiche e sociali che spiegano questa arretratezza. Ma nulla può giustificarla. Forse il fatto che in Italia i terremoti distruttivi siano meno frequenti rispetto a quelli che scuotono continuamente Giappone e California ci fa pensare che adeguare le costruzioni non sia poi così importante. Forse delle calamità ci si dimentica non appena sono passate».
Pensa che se l’Italia fosse più colpita qualcosa cambierebbe?
«Credo che se nel nostro Paese gli eventi per così dire catastrofici fossero più frequenti, la necessità di costruire edifici con i più moderni criteri antisismici sarebbe percepita come indispensabile».
Ci ha appena detto che prevedere i terremoti è impossibile. Ha senso un istituto di geofisica con centinaia di dipendenti?
«I terremoti non si possono predire adesso. Ma è proprio grazie all’attività di ricerca che svolgiamo ogni giorno che questo potrà diventare possibile in futuro. Inoltre, proprio i nostri studi permettono di progettare case in grado di resistere anche ai terremoti più potenti. Senza dimenticare che il nostro istituto si occupa anche di vulcanologia e climatologia».