L’ippica protesta alla Camera (ma ormai è tardi)

La crisi dell’ippica italiana non conosce limiti, nemmeno di buon senso. Tanto che le giuste preoccupazioni per la grave emergenza economica (di cui responsabili sono comunque gli uomini che hanno avuto voce in capitolo nella gestione dell’ambiente, non certo i cavalli) sono sfociate in uno sciopero a dir poco delirante che non poteva fare neppure il solletico a chi si sarebbe voluto «solleticare» e che per l’ennesima volta si è ridotto un'inutile richiesta di soldi. Delle tre l’una: o si è sbagliato sulle cose da chiedere o sul come chiederle, oppure meglio - cioè peggio - le due cose insieme. L’ippica di oggi è anche schizoide, al punto che mentre per stamattina si è organizzata una manifestazione (iniziativa encomiabile se si tratta di testimoniare civilmente la vitalità di un settore che non vuol morire) davanti a Montecitorio, nello stesso momento qualcuno sta pensando di ostacolare, se non d’impedire o addirittura non autorizzare, una straordinaria finestra promozionale come le «Stelle d’Inverno», kermesse ippico-benefica a favore della ricerca sul cancro in programma a Montegiorgio, cioè in uno di quei pochi ippodromi capaci di organizzare eventi come si deve. In programma, al di là della ripresa o meno delle gare ordinarie, ci sono quattro corse (tre batterie - personaggi, ordinary people e lady - e una finalissima) dove alla guida dei trottatori invece dei driver professionisti salgono campioni dello sport (come Claudio «El Diablo» Chiappucci, tornato apposta dalla Francia pur di dare il proprio contributo al mondo dei cavalli), personaggi dello spettacolo (come il trionfatore del Grande Fratello Ferdi Berisa o l’attore Bob Messini), del giornalismo, della moda, della musica (in sulky anche il numero uno dei chitarristi jazz italiani, Gigi Cifarelli) e rappresentanti della società civile come un paio di imprenditori, uno scommettitore, un barista, alcune fotomodelle e tra gli altri anche Marta, studentessa quindicenne, innamorata dei cavalli e con il sogno di poter correre, di gareggiare, fare sport insieme a uno di loro. Bene, cioè male, perché proprio chi dovrebbe darsi da fare per realizzare il sogno di Marta minaccia di mettersi di traverso, magari adducendo scuse ipocrite, senza capire (o fingendo) che avere quel «diablo» di Chiappucci e l’angelo Marta in gara, senza frusta ma con la maglietta che invita a salvare l’ippica vale dieci, cento, mille volte di più dei giochi di potere e della questua dei soliti noti; senza capire che l’ippica si salva facendo invadere le scuderie dai bambini delle scuole, non chiudendole anche a chi è disposto a farsi migliaia di chilometri in un giorno per dare una carezza a un cavallo e guidarlo in una folle quanto meravigliosa sfida, con al traguardo una coppetta e neppure la traccia di un euro, tanto per Marta nessuna cifra potrebbe valere quella carezza e quel brivido di correre insieme al cavallo, tra le Stelle d’Inverno.