L’Iran alza la vocecon gli Stati uniti: via le navi dal Golfo

La rotta del petrolio a rischio: dopo il lancio di missili e la minaccia di bloccare lo stretto di Hormuz, Teheran rilancia ancora. Ma il Pentagono non cede

Via le portaerei americane dal Golfo e nuove esercitazioni navali dei Guardiani della rivoluzione: è il rilancio degli iraniani nella pericolosa partita che si sta giocando attorno alla giugulare del petrolio.
Ieri il generale Ataollah Salehi, comandante in capo delle forze armate di Teheran, ha dichiarato: «Consigliamo vivamente alla portaerei americana che ha attraversato lo stretto di Hormuz e che attualmente si trova nel Golfo di Oman di non ritornare nel Golfo Persico. La Repubblica Islamica d’Iran non ha intenzione di ripetere questo consiglio». Salehi è uno degli alti ufficiali che nel 2009 aveva pubblicamente criticato i Guardiani della rivoluzione (pasdaran), il corpo di élite rivoluzionario, che sono una forza armata di fatto autonoma.

Non a caso, subito dopo il monito alle portaerei Usa, è sceso in campo il generale Hassan Firouzabadi, capo di stato maggiore delle forze iraniane, che ha annunciato: «Il corpo dei pasdaran organizzerà un’esercitazione nel Golfo Persico per testare nuove tecnologie militari». Firouzabadi è stato nominato dalla guida suprema dell’Iran, il grande ayatollah Alì Khamenei, ma nelle ultime, contestate, elezioni ha appoggiato il presidente Mahmoud Ahmadinejad. I due leader iraniani sono da tempo in rotta. In vista delle elezioni parlamentari di primavera il braccio di ferro attorno allo stretto di Hormuz serve anche al confronto politico interno.

Il minacciato stop alle portaerei Usa arriva alla conclusione di dieci giorni di esercitazioni della marina regolare iraniana nel Golfo. L’ultimo giorno delle manovre sono stati lanciati nuovi missili a medio raggio. Il 27 dicembre, nel pieno delle esercitazioni, la portaerei Uss John C. Stennis, ha varcato lo stretto di Hormuz entrando nel Golfo Persico per una «missione di routine». Poi è tornata nel Golfo dell’Oman. «Si tratta di movimenti regolarmente programmati e in accordo con i nostri impegni a lungo termine per la sicurezza e la stabilità della regione» ha detto il comandante Bill Speaks, portavoce della Difesa Usa. Poche ore dopo il Pentagono faceva trapelare che «bisogna abbassare la temperatura» attorno allo stretto di Hormuz, dove passa oltre un terzo del greggio mondiale.

I pasdaran, che stanno preparando la nuova esercitazione, hanno una propria marina con ventimila uomini, cinquemila dei quali imbarcati su unità navali. Le loro basi sono disseminate nel Golfo dalla piattaforma petrolifera di Halul a Bandar-Abbas e Khorramshahr. Le forze più temibili sono alcune veloci unità da pattugliamento armate di missili anti nave cinesi, oltre a sottomarini e minisommergibili. I corpi speciali subacquei dei pasdaran sono in grado di minare e sabotare unità nemiche, porti e installazioni petrolifere. I corpi anfibi vengono addestrati a sbarcare nell’area del Golfo e sono temuti soprattutto dai sauditi.

Non a caso gli americani hanno firmato, pochi giorni fa, la vendita a Riad di 84 caccia F 15 per 29,4 miliardi di dollari. «L’accordo - ha affermato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest - rafforza le solide relazioni con gli Stati Uniti e dimostra l’impegno americano a una forte capacità di difesa saudita, componente importante per la sicurezza dell’area».

Sullo sfondo aleggia lo spettro del nucleare iraniano. Domenica gli scienziati di Teheran hanno confermato nuovi passi avanti sulle barre di uranio arricchite per la ricerca civile. Ieri il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, si è detto convinto che l’Iran «prosegue la preparazione della sua arma nucleare». A fine gennaio l’Unione Europea dovrebbe approvare nuove sanzioni contro Teheran, compreso l’embargo petrolifero. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha annunciato che il suo paese è pronto a riprendere i negoziati sul nucleare, ma in parallelo il braccio di ferro nel Golfo continua.

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