«L’islam moderato non esiste»

Due italiani in mano ad Al Qaida, il mondo che rivive l’incubo terrorismo. Daniela Santanchè, si sente un po’ Cassandra?
«Vorrei non esserlo. Vorrei continuare a credere in un islam moderato. Eppure attorno a me vedo solo segnali di estremismo. Guardate anche all’Iran, a quel governo fondamentalista che uccide i progressisti e zittisce chi chiede più libertà».
Che effetto le hanno fatto le immagini della coppia italiana catturata dagli estremisti?
«Hanno rafforzato le mie convinzioni. È ora di finirla, in Italia e in Europa, coi tentativi di percorrere la via buonista».
Il problema integralismo è stato sottovalutato?
«Si è sposato il politically correct a tutti i costi. Ci si preoccupa di come integrarli. Io vorrei che ci si preoccupasse di come stanarli».
Deve pur esserci una via per una sana convivenza con l’islam.
«Oggi la priorità deve essere la sicurezza dei cittadini. Con quello che è successo a Detroit rischiamo di pagare il prezzo dell’integralismo per molti anni in termini psicologici, con il dilagare della paura, ma anche in termini di costi per garantire la sicurezza».
Quali rischi corre l’Italia?
«Il rischio si chiama islamizzazione. Ovunque sono andati i musulmani hanno voluto prendere il potere. E non concepiscono la separazione tra governo e religione».
Il nostro Paese è nel mirino?
«Che ci siano cellule terroristiche in Italia è ovvio. Basta ricordare l’attentato alla caserma Perrucchetti. E smettiamola di parlare di pazzi...».
Ma la repressione non rischia di fomentare l’integralismo invece che combatterlo?
«No, il fondamentalismo bisogna eliminarlo. Va detto chiaro a quei politici che si preoccupano dell’introduzione dello studio del Corano nelle scuole, che parlano di cittadinanza e voto agli immigrati. Il loro è un falso buonismo. Ci si sente più illuminati a essere tolleranti. Ma serve tolleranza zero».
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno fatto del multiculturalismo la loro bandiera. Bisogna rivedere queste politiche?
«Multiculturalismo è una parola che va bandita. Quei Paesi sono vittime delle loro politiche buoniste. Credevano che ci potesse essere integrazione, ma gli islamici non la vogliono».
Non si criminalizza così un’intera comunità?
«La verità è che con altre comunità, da quella cinese a quella filippina, non abbiamo mai avuto gli stessi problemi. Loro vogliono il dominio assoluto. Ovunque si sono sposati sono andati per uccidere e per opprimere».
Non crede che l’estremismo danneggi i musulmani moderati?
«Io quei musulmani moderati vorrei vederli e sentirli, ma attorno a me c’è solo un silenzio assordante. Perché in questi giorni non li vedo in piazza per i fratelli e le sorelle musulmane che lottano per la libertà in Iran? Perché non li vedo manifestare per la parità dei diritti tra uomo e donna?».
Che fare allora?
«Lavorare alle politiche di sicurezza. Cominciare dalla mappatura dei centri di culto. Ce ne sono troppi: solo il 5% della comunità frequenta le moschee. Bisogna mettere regole certe, a cominciare da un registro degli imam fino ai sermoni in italiano».
Si può trattare coi terroristi?
«Capisco il dolore della famiglia della coppia italiana, ma non possiamo scendere a patti».