L’Italia degli spaghetti ha dimenticato come si cucina la pasta

Mancanza di tempo, stress e pigrizia: così solo uno su quattro sa preparare un menu completo. Pochissimi ricordano la ricetta per fare il ragù o la salsa di noci

Preparare un piatto di pasta al ragù di carne per l’italiano medio, specie se single e sotto i 35 anni, è un’impresa praticamente impossibile. Meglio un sugo pronto, da tirare fuori dal congelatore e dal gusto tutt’altro che cattivo. E dovendo proprio ricorrere al fai-da-te, non ci si spinge mai oltre un piatto di spaghetti aglio-olio e peperoncino. Lo dice una ricerca condotta da Sitcom Editore (ramo editoriale del gruppo televisivo Sitcom) su un campione di 560 tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni in occasione dell’uscita dell’agenda «365 una ricetta al giorno» presentata ieri alla libreria Rizzoli di Milano. Solo un italiano su 4 (il 24%) ammette di saper cucinare un menu completo, dall’antipasto al dolce. Una percentuale che diminuisce drasticamente tra gli under 35 (11%). Insomma, anche l’antica tradizione culinaria che ci rende celebri in tutto il mondo, sembra stia scomparendo. E in questo senso il sesso non costituisce distinzione, anzi. È cresciuto negli ultimi anni il numero degli uomini che sa almeno cuocersi il classico uovo al tegamino: il 58% rispetto al 76% di donne.
Ma ciò che fa sorridere più di tutto, è che proprio gli italiani difettano in quanto a ricette per condire la pasta. Se infatti il 65% degli intervistati riconosce di saper cuocere un bel piatto di pasta, in pochissimi affermano di essere in grado di cimentarsi con la preparazione di un sugo tipo ragù e salse come il pesto o quella di noci. Si salva giusto la ricca pasta alla carbonara. Resta il fatto però che i mitici e gustosissimi sughi della mamma nessuno riesce più a riproporli: troppo difficili e soprattutto, specie se si cucina poco, difficile ricordarne la ricetta.
Va addirittura peggio per i secondi piatti: per il campione intervistato la carne o il pesce resta lo scoglio più duro, ad esclusione della classica fettina ai ferri, meglio se di pollo o di tacchino o del semplice hamburger. Si evita la preparazione di carni più complesse perché si sbaglia la cottura e perché prevede tempi di preparazione più lunghi. Solo il 23% degli intervistati dichiara di cimentarvisi almeno un paio di volte alla settimana. Non basta. I veri dolci sono utopia per il 66% del campione. Si salva al massimo il classico tiramisù che non necessita di una cottura. Per il resto, si ripara col ciambellone fatto con la busta pronta. Ma a mancare, oltre alle nozioni base di cucina, è prima di tutto il tempo. Secondo lo studio, infatti, se fino a pochi anni fa per il 34% degli intervistati ci voleva almeno un’ora per preparare il pasto, oggi basta meno di mezz’ora. La percentuale aumenta fino al 61% tra i single. Non a caso il rito della spesa è ormai ridotto a «dovere» settimanale che comporta la difficoltà ad acquistare verdura e frutta che scadono nel giro di un paio di giorni.
Risultato: il menu diventa sempre di più il classico, arruffato, piatto unico, spesso povero di ingredienti. A farne maggiormente le spese sono la verdura, i legumi e la frutta, importantissimi per la salute, e anche il pesce è quasi del tutto scomparso.
Uno stile di vita che preoccupa non poco i medici. I più a rischio sono di solito i single, under 35, residenti nelle grandi metropoli industriali specie del Nord Italia. Ma non solo: sempre più mamme, vuoi per la mancanza di tempo, vuoi per incapacità culinarie, rifilano ai propri bambini piatti sbilanciati e non completi dal punto di vista nutrizionale.