L’Italia nello spazio

Non poteva esserci compleanno migliore: proprio nel giorno in cui la nostra Agenzia spaziale (Asi) festeggia i suoi primi 20 anni di vita, un astrofisico italiano scopre una nuova cometa che da oggi porta il suo nome: Andrea Boattini. Un segno «natalizio» di buon augurio per un Paese che ha iniziato la corsa allo spazio già negli anni ’50 e oggi è tra i protagonisti mondiali del settore, con iniziative e programmi che continueranno a garantire un ruolo di rilievo al mondo scientifico e all'industria nazionali.
Nel 1964 veniva lanciato da un vettore statunitense il primo satellite italiano, il San Marco, dedicato alla ricerca atmosferica. Altri satelliti di questa serie sono stati lanciati da un poligono tutto nazionale, costituito da piattaforme a largo della costa del Kenya, a Malindi con pochi soldi e fantasia, impiegando anche vecchi residuati bellici, trainati avventurosamente dall'Europa al Kenya.
L'interesse italiano si allarga poi ad altri settori, compreso quello delle telecomunicazioni satellitari, oggi è una delle nostre eccellenze, grazie al lancio del satellite Sirio, nel 1977. Nella consapevolezza che un singolo Paese non può procedere in autonomia nella ricerca spaziale, l'Italia diventa nel 1975 uno dei soci fondatori dell'Esa, l'Agenzia Spaziale Europea ed ora è al terzo posto a livello europeo dopo Francia e Germania.
Nel 1984 invece parte la collaborazione con la Nasa per la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Tra accordi bilaterali con l'agenzia statunitense e attività condotte in contesto Esa, l'Italia è responsabile per la realizzazione di ben il 40% dei volumi abitabili di questa casa spaziale che sta prendendo forma in orbita intorno alla Terra, così come sono italiani i moduli usati per rifornire la stazione e c’è un contributo nazionale nel laboratorio Columbus e nei veicoli automatici Atv che saranno impiegati per rifornire in futuro la stazione.
L’Italia si occupa anche di lanciatori spaziali, razzi vettori, razzi sonda, per qualche tempo lavora persino al progetto di un missile balistico militare, l'Alfa, poi si concentra nei progetti civili, i vettori europei della serie Ariane e ora il nuovo vettore leggero Vega, che debutterà il prossimo anno e che è essenzialmente frutto della tecnologia italiana. Nel 1994 parte la prima missione di osservazione della Terra mediante sistemi radar, un campo nel quale oggi l'Italia ha una eccellenza riconosciuta, confermata anche dai satelliti duali, civili-militari, CosmoSkymed, due dei quali già operativi, con altri tre in programma.
Diversi italiani sono andati nello spazio, a partire da Giovanni Malerba, nel 1992, sullo Shuttle, nel corso della sfortunata missione Tethered, con un satellite legato ad un «guinzaglio» lungo chilometri, che avrebbe dovuto creare energia elettrica. Andò male, così come un secondo tentativo quattro anni dopo. Poi una lunga catena di successi.