L’Italia alla ricerca di giovani talenti con idee per il web

Il Cnr presenta "Nativi digitali. Cercasi idee giovani per cambiare il mondo. Coinvolti un milione mezzo di studenti in oltre tremila istituti

Tra i «nativi digitali» italiani forse c’è un genio pronto a rivoluzionare internet. Ma qualcuno deve aiutarlo a scoprire le proprie qualità, invitarlo a compilare un progetto e possibilmente finanziarlo. Con «nativo digitale» si indica chi è nato già «immerso» nelle tecnologie, appunto, digitali. Il web fa parte del suo panorama fin dal primo giorno di vita e quei vecchi long playing vinile gli sembrano oggetti d’antiquariato rispetto ai suoi file musicali in formato mp3. Tuttavia, dicono al Consiglio nazionale delle ricerche, spesso il «nativo digitale» italiano sfrutta il dieci per cento delle potenzialità della rete. Si è abituato al tran tran di Google, Wikipedia, Facebook, Youtube e da lì non si schioda. Eppure, nel resto del mondo, le innovazioni legate al web (e il giro d’affari ad esse legate) sono frutto di trovate di giovani e giovanissimi.

Larry Page, fondatore di Google, il più importante motore di ricerca, è del 1973. Insieme col compare e coetaneo Sergey Brin diede vita alla sua creatura nel 1998. Poco dopo era sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Facebook, il Social Network con 400 milioni di iscritti, è stato fondato nel 2004 dallo studente Mark Zuckerberg. All’epoca aveva diciannove anni.
Oggi il Cnr presenta «Nativi digitali. Cercasi idee giovani per cambiare il mondo» alle ore 11,30 presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Piazzale Aldo Moro, 7 - Roma - Sala Volterra, I piano). L’iniziativa è promossa dal Registro.it (l’ente che assegna i domini, cioè gli indirizzi web italiani) gestito dall’Iit-Cnr, con la partecipazione del network Current, che ha prodotto un video sulla Rete e i domini targati «.it».

Si tratta di un’idea «senza precedenti sulla cultura evoluta e consapevole di Internet nelle scuole» come dice al Giornale Domenico Laforenza, direttore dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr. Sarà coinvolto «un milione e mezzo di studenti in oltre tremila istituti». Tutti quanti potranno proporre progetti per il web al «.it awards». Quelli migliori verranno realizzati con modalità diverse, in collaborazione con aziende, fondazioni private e così via. «La nostra volontà - dice Laforenza - è stimolare un uso intelligente della rete, con un occhio al business ma senza dimenticare l’aspetto umano». Un recente studio realizzato a Seul, dice il direttore, dimostra che «essere in comunicazione attraverso la rete non realizza di per sé un tipo di comunicazione appagante dal punto di vista umano. La tecnologia è meravigliosa ma dobbiamo ricordare anche questi aspetti. Anche la cosiddetta e-democrazia, cioè la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione è una risorsa eccezionale. Ma bisogna usarla in modo eticamente corretto, altrimenti si finisce nel regno della calunnia non verificabile».

Tra le storie di «nativi digitali» italiani di possibile successo, c’è quella di Andrea Lo Pumo, raccontata di recente dal mensile Wired. Ventuno anni, da poco laureato all’università di Catania in matematica. Si è inventato «Netsukuku» (storpiatura della parola giapponese che significa rete), un modo di rendere l’accesso al web completamente libero e aperto a tutti, affrancandosi dai provider, cioè dai grandi fornitori di servizi. I quali però, Telecom in testa, si sono subito interessati alla questione. Per ora «Netsukuku» non è ancora finanziato direttamente, ma Andrea Lo Pumo a settembre partirà per l’università di Cambridge e inizierà il master in Advanced computer science, offerto da Telecom Italia. L’azienda, inoltre, mette sul piatto altre 32 borse di studio indirizzate a progetti simili da trovare nel prossimo anno e mezzo.
«Nativi digitali», se ci siete, battete un colpo. Le occasioni a quanto pare non mancano.