L’Ocse accusa: troppo care le banche italiane

Sono invece Olanda, Gran Bretagna e Belgio i Paesi dove il cliente spende meno

Paolo Stefanato

da Milano

I costi dei servizi bancari in Italia «sono i più elevati fra quelli dei principali Paesi Ocse». La conferma di un dato, purtroppo, tristemente noto è venuta ieri da Siena, dove è stato anticipato uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che a breve pubblicherà uno rapporto relativo ai servizi bancari. In Italia, secondo la classificazione utilizzata dall’Ocse, costano in media 250 euro - è stato detto - mentre il costo «dovrebbe essere circa la metà». Gli indici più bassi sono stati rilevati nei Paesi che hanno la più elevata presenza di investitori esteri nel settore bancario (Olanda, Belgio, Gran Bretagna) con conseguente controllo operativo degli istituti bancari. In Italia, come ha osservato Flavio Padrini, economista dell'Ocse, la presenza di investitori esteri nelle banche è in effetti in linea con la media dei principali Paesi Ocse, ma «forse non lo è il loro influsso a livello operativo».
Che i conti correnti delle banche italiane siano tra i più cari in Europa (e nel mondo) lo ha indicato di recente anche uno studio di Capgemini: secondo tale rilevazione (che utilizza parametri diversi, per arrivare sostanzialmente allo stesso risultato) il costo medio è di 113 euro contro una media continentale di 78. L’indagine della società di consulenza, svolta in collaborazione con Efma e Ing, prende il nome di World Retail Banking Report 2005, ha preso in esame i costi dei conti correnti in 19 Paesi nel mondo (e 130 istituti di credito).
A livello continentale le banche più a buon mercato sono quelle olandesi (34 euro) mentre per gli istituti con base in Spagna (l’altro Paese, insieme all’Olanda da cui arrivano le offerte di acquisto su Bnl e Antonveneta) i costi si assestano intorno alla media europa: 81 euro all’anno. Proprio Olanda e Spagna sono però i Paesi in cui i prezzi dei servizi sono saliti di più: dall’anno scorso i costi sono aumentati del 10% nei Paesi Bassi e addirittura del 16% nella penisola Iberica. In Italia i rincari sono stati del 2%. «I sistemi europei stanno iniziando a convergere», ha spiegato Livio Palomba, vicepresidente responsabile Financial services di CapGemini. «Le banche spagnole offrivano fino a qualche tempo fa molti servizi gratis, ma le cose stanno cambiando».
Il record dei costi in Europa spetta alla Svizzera con 137 euro all’anno. Tra i Paesi presi in esame c’è poi l’Australia (123) e subito dopo l’Italia. Da noi gli oneri fiscali (l’imposta di bollo è di 24 euro) incidono in maniera significativa. Ma anche considerando i costi senza tasse il nostro Paese resta, secondo Capgemini, sopra la media europea.
Secondo lo studio, nei prossimi tre anni le strategie delle banche operanti nei mercati maturi passeranno da una logica di taglio dei prezzi a una logica orientata all'incremento del profilo dei servizi per i clienti ad alto potenziale e ad alto valore. Il rapporto rivela, infatti, che nei mercati maturi le banche prevedono che l'80% dei loro fatturati futuri verrà dalla clientela già acquisita e solo il 20% dalla conquista di nuovi clienti.