L’ok dalla centrale: «Passa col rosso»

Il macchinista ha chiesto il permesso di tirare dritto: «Vai, ma piano». Sequestrati i convogli

Patricia Tagliaferri

da Roma

Ci sono le testimonianze dei passeggeri, che raccontano di un semaforo rosso ignorato da chi era ai comandi del treno. E una registrazione, sequestrata dalla polizia, in cui si sente il personale della sala controllo che gestisce il traffico della metropolitana di Roma dare l’ok al macchinista, nonostante la luce rossa. Al conducente sarebbe stato detto di procedere «a vista» per snellire il traffico. Il che, in gergo tecnico, significa guidare a una velocità moderata, al massimo di 15 chilometri orari, passando eventualmente anche con il rosso. Una procedura, secondo gli addetti ai lavori, che si basa solo sull’abilità e sulla prontezza dei riflessi dei macchinisti. In galleria - come confermato anche da Stefano Bianchi, presidente di Met.Ro - il convoglio ha incontrato un primo segnale di «rosso permissivo» a 480 metri dalla stazione di piazza Vittorio e un secondo a 120 metri.
Un errore umano, dunque? Oppure un guasto tecnico? E perché i sistemi di sicurezza non hanno funzionato? Saranno gli accertamenti tecnici che verrano disposti dalla Procura di Roma a dare al più presto una risposta. Il pm Elisabetta Ceniccola ha aperto un’inchiesta, per il momento contro ignoti, in cui si ipotizzano i reati di disastro colposo ferroviario, omicidio colposo e lesioni gravissime. Ma per stabilire la causa o le concause dell’incidente bisognerà aspettare l’esito delle consulenze che il magistrato affiderà questa mattina. Gli esperti nominati dal pubblico ministero dovranno esaminare entrambi i convogli, sequestrati ieri interamente su disposizione dell’autorità giudiziaria, e analizzare le rispettive scatole nere. La Procura ha fatto sequestrare anche tutte le centraline che hanno registrato il passaggio dei convogli e i filmati che hanno ripreso il movimento dei treni. Questo per ricostruire cosa è accaduto negli istanti che hanno preceduto il tamponamento nella stazione Vittorio Emanuele, sia a bordo dei due treni che a livello della segnaletica. Nel corso di un primo sopralluogo compiuto dagli inquirenti sarebbero emersi, infatti, dubbi sull’efficienza dell’impianto semaforico. Ma soltanto dopo aver incrociato i dati delle scatole nere con quelli della sala controllo di via Ostiense, dopo aver messo insieme tutti i dati emersi da registrazioni e filmati e aver ascoltato le testimonianze del personale che ieri mattina operava a tutti i livelli, gli investigatori potranno ricostruire la dinamica del disastro, capire se si sia trattato di un errore umano o di un difetto di funzionamento del semaforo, che non ha segnalato il treno fermo alla stazione di piazza Vittorio (anche se la registrazione della conversazione tra la sala controllo e il macchinista, in cui viene dato l’ok al passaggio del treno con il semaforo rosso, pare contraddire la possibilità di un tale guasto). O se, come ipotizzato in un primo momento, al guasto tecnico sia poi subentrato l’errore umano. Ma se così fosse accaduto, c’è da capire come mai non sia entrato in funzione il sistema di sicurezza che blocca i convogli in caso di emergenza. Entrambi i treni, infatti, erano di nuova generazione, tecnologicamente avanzati. In vetture di questo genere, anche nel caso in cui il conducente non freni, per una disattenzione o di un malore, il treno si blocca automaticamente.
Nessun aiuto, per il momento, è arrivato dalla testimonianza del macchinista, Angelo Tomei, miracolosamente sopravvissuto e ricoverato sotto choc e con prognosi di dieci giorni al Policlinico Casilino, dove il magistrato lo ha già interrogato. Dice di non ricordare nulla, di non avere memoria dei momenti che hanno preceduto lo scontro con il convoglio che aveva davanti. Ora, come accade sempre in questi casi, sarà sottoposto ad accertamenti anche di tipo sanitario per stabilire se le sue condizioni di salute al momento dello scontro fossero compatibili con il suo lavoro. E nel momento in cui verrà affidata la consulenza, probabilmente oggi stesso, il suo nome verrà iscritto come atto dovuto nel registro degli indagati. Il magistrato valuterà anche se disporre l’autopsia sul corpo della giovane morta nell’incidente.