L’Open d’Italia sale sull’Otto volante. E sul green Brilla il nostro Soffietti

Il sudafricano balza in testa alla
classifica: oggi il gran finale. Ottimo
giro dell’italiano (9˚). Da applausi
il non professionista Colombo (33˚)<br />

da Tolcinasco (Milano)

La grande scuola sudafricana del golf ha piazzato in bella vista, nello splendido luna park di Tolcinasco, il suo Otto volante. Il 65° Methorios Capital Italian Open maschile, che oggi si concluderà, ieri ha lanciato in posizione di leader il simpatico, tosto connazionale di Els e di Goosen, tanto per ricordare due celebri attuali firme del green. Hendrik Johannes Otto, detto Hennie, è un toro di Boksburg, alto 1 metro e 74 per 82 chili di peso, che ama la caccia e la pesca. Visto che però in questi giorni si è dato da fare con legni, ferri e putt, eccolo là in testa all'Open alla quota di -22, con 4 colpi di vantaggio su un terzetto formato dagli svedesi Nilsson e Karlsson e dallo spagnolo Velasco. Il re della penultima giornata di gara partiva da -13 e quindi ha compiuto un ottimo giro a -9, impresa riuscita anche al francese Havret e al nostro Marco Soffietti, nono in classifica a - 15 e largamente primo degli italiani. Edoardo Molinari (-11) è 26°, Canonica e il sorprendente dilettante Colombo (-10) si trovano in 33ª posizione.
La magia e la crudeltà delle buche sono sempre pronte a smentire, da un giorno all'altro, persino le previsioni tecnicamente più fondate, quindi è prudente dire che la maratona di Tolcinasco non è ancora finita. Certo Hennie Otto ne affronterà l'ultimo tratto in evidenti condizioni di favore. Gli basteranno forse quattro, cinque «birdies» dei suoi (ieri ne ha messi a segno 11 contro 2 soli «bogeys») per tagliare vittorioso il traguardo. Il toro di Boksburg è in forma esemplare e a chi ieri sera gli domandava come intenda comportarsi oggi ha risposto con fermezza che «non sarà il caso per me di speculare sul mio margine di vantaggio».
A casa Italia si sono colti un paio di musi lunghi, quelli di Canonica e di Edoardo Molinari, entrambi castigati dal capriccio di troppi putt perduti. «Ho buttato per un niente almeno 7-8 punti, o addirittura di più, nelle prime tre giornate dell'Open. Se un po’ di fortuna mi avesse assistito sui green, chissà dove adesso sarei», ha detto il Peppo. E «Dodo» si è espresso più o meno sulla stessa linea. Sono stati pure concordi nel formulare un sincero, amichevole apprezzamento per la spettacolare impennata di Marco Soffietti, torinese come i Molinari, stesso maestro (Bertaina) al Golf Club Torino.
Soffietti, trent’anni, raggiunto da una telefonata della fidanzata Loredana le ha risposto con calore al cellulare, in nostra presenza, «Non ho sbagliato una virgola». In sala stampa, giocatore di Challenge quale attualmente è, ha poi confidato una timida speranza «quella di vincere».
Un'altra faccia allegra, quella di Federico Colombo, lombardo di Giussano, vent’anni, dilettante («Ma passerò al professionismo in settembre»), tesserato per il Golf Club Brianza. «Ho avuto il sostegno di tutta la mia famiglia e del mio maestro Roberto Zappa. Ma se sto andando così bene il merito è della mia portafortuna Vittoria. Ogni volta che c’è lei le cose vanno alla grande». Vittoria, la fidanzata, ora può coccolarselo visto che Federico ha chiuso l'esperienza americana: studiava Architettura e giocava a golf con la squadra dell'Università dell’Arkansas, la stessa di John Daly. «Adesso continuo Architettura al Politecnico di Milano e resto di sicuro in Italia». Un giorno, lontano, disegnerà campi da golf? «Chissà... Per ora mi basta giocare, mi auguro sempre meglio».