L’oro schizza verso quota 700 dollari

Grandi e piccoli investitori puntano sugli Etf: e il prezzo sale

Pino Mencaroni

da Milano

È sempre corsa all'oro. L'oncia ha raggiunto i 661 dollari, il top dall'ottobre 1980. Mancano 190 dollari per segnare il nuovo massimo storico, un obiettivo che potrebbe essere dietro l'angolo. Molti analisti assegnano il 50% di probabilità che il metallo giallo raggiunga quota 800 dollari nei prossimi 12 mesi e il 25-30% di probabilità che superi il record storico di quota 850. D'altra parte, in questo primo scorcio del 2006 i prezzi sono saliti del 27%, mentre in 12 mesi il rialzo è del 55%.
Questa volta non ci sono carovane di pionieri armati di piccone all'assalto delle miniere. Da circa 2 anni, si è materializzato un esercito di investitori istituzionali (hegde fund e fondi previdenziali) e di risparmiatori sofisticati che, armati di computer, puntano sugli Etf. Si tratta di prodotti finanziari, quotati alle Borse, che si scambiano come le azioni ma i prezzi replicano l'andamento delle quotazioni dell'oro. Non a caso si parla di «oro cartaceo». Dal recente forum sull'oro di Zurigo è emerso che gli Etf in circolazione rappresentano oramai oltre 500 tonnellate di oro. Sono attivissimi nel lanciare questi prodotti i colossi del risparmio come State Street e Barclays Global. Quest'ultima ha differenziato anche sull'argento. L'Etf Shares Silver Trust (Slv) nel giorno del debutto, lo scorso 30 aprile, ha registrato scambi per 2,3 milioni di titoli con un rialzo di oltre il 7%. La londinese Etf Secutiries che ha lanciato in Europa i primi Etf sull'oro ha già raccolto oltre 6 miliardi di dollari. Insomma, si scommette alla Borsa di Londra, all'Euronext, ad Hong Kong passando per le piazze Usa. A Milano, invece, è ancora notte fonda.
«Con gli Etf si sta solo alimentando un movimento speculativo che viene dai fondamentali» spiega Roberto Isidoro, responsansibile del settore finanza della Carichieti e con una lunghissima esperiena maturata sulle piazze svizzere.
«Gli Etf hanno dato sbocco a una domanda di diversificazione latente nei grandi Paesi sviluppati. E i metalli preziosi sono il prodotto giusto. Ma dietro c'è il grande fenomeno di “tesorizzazione” in corso nei Paesi emergenti quali Cina ed India. Qui - conclude Isidoro - i preziosi rappresentano un asset fisico e non finanziario su cui puntare i risparmi. Soprattutto ora che il dollaro mostra problemi di tenuta di medio periodo».