L’ultima bufala su Gesù Cristo un film sulla tomba di famiglia

da Roma

Puntuale come ogni anno, sotto Pasqua, arriva la bufala su Gesù. Nel 2006 ci aveva pensato il National Geographic a presentarci il «Vangelo di Giuda», testo gnostico che riabilita l’apostolo traditore facendone un eroe.
Quest’anno è il regista di «Titanic», James Cameron, che ha prodotto un film documentario, in onda stasera su Discovery Channel, nel quale sostiene di aver individuato le ossa di Gesù, della «moglie» Maria Maddalena, e di alcuni figli (tra cui un Giuda).
Una «scoperta» e una identificazione alla quale gli archeologi non danno un briciolo di credito. Ancora una volta, dunque, aveva ragione Chesterton nel constatare che il guaio dell’uomo d’oggi non è il non credere in nulla; è, al contrario, il credere a tutto.
Cameron, nel documentario «La tomba perduta di Gesù», presenta 2 antichi ossari, dove venivano raccolti i resti dei defunti un anno dopo la sepoltura, scoperti nel 1980 durante i lavori di costruzione di un condominio a Talpiot, quartiere a nord di Gerusalemme. La tomba è ben lontana dal Santo Sepolcro, il luogo venerato come sepoltura di Gesù e identificato come tale fin dai primissimi secoli. Amos Kloner, l’archeologo israeliano che per primo ha studiato quei reperti, non dà credito all’operazione: «Vogliono soltanto ricavarne dei soldi, quella non è la tomba di Gesù». Ci sono voluti 20 anni per decifrare i nomi sugli ossari: Gesù figlio di Giuseppe, Maria, una seconda Maria, Matteo, un altro Giuseppe e infine Giuda. Un gruppo familiare, nomi comunissimi nella Palestina dei primi secoli dell’era cristiana. Secondo Cameron si tratta, invece, della famiglia del Nazareno. E per provarlo intende presentare anche i risultati del test sul Dna (ma con quale altro Dna l’avrà comparato?).
«Ogni Natale e ogni Pasqua arrivano queste baggianate – spiega al Giornale padre Michele Piccirillo, l’archeologo francescano che da una vita studia i reperti della Terra Santa (www.terrasanta.net) –. Questa presunta scoperta è una bufala: sarebbe come scavare in un cimitero italiano e credere di aver trovato il corpo di Mussolini perché su una tomba si è trovato il nome Benito. Qualche tempo fa ci avevano provato dicendo di aver individuato la tomba di Caifa oppure la grotta di Giovanni il Battista».
Padre Piccirillo così spiega la tendenza a identificare questi ossari come cristiani: «Nel 1954 si tenne a Roma un convegno di archeologia cristiana e mentre si parlava della tomba di Pietro sotto la Basilica, il professor Eliezer Sukenik disse che in realtà l’urna funeraria del principe degli apostoli era al museo della Flagellazione, a Gerusalemme, di proprietà dei francescani. C’è lì infatti un’urna con l’iscrizione in aramaico «Simone figlio di Giona», che è il nome di Pietro. Ma anche in questo caso, ciò non significa niente, sarebbe come attribuire al Manzoni un’urna con scritto «Alessandro figlio di Pietro». L’archeologo francescano svela anche un altro interessante particolare: «Credo che dietro all’operazione ci sia una questione di soldi. Appartiene infatti a queste presunte identificazioni anche l’ossario di “Giacomo”, che si è voluto identificare come il fratello di Gesù. Un reperto che è stato acquistato da un museo israeliano ma che un tribunale ha sancito essere falso. Non escluderei che il documentario di Cameron si inserisca in questa battaglia legale».
Inizialmente questi ossari furono attribuiti alla comunità giudeo-cristiana: secondo la legge ebraica, infatti, non è possibile toccare i morti e dunque risulta strano che qualche tempo dopo la sepoltura vi fosse chi raccoglieva le ossa del defunto per riporle in queste urne. «Ma dopo la conquista israeliana dell’intera città – continua Piccirillo – con l’intensificarsi degli scavi, sono emerse tantissime tombe di questo tipo e l’idea che si tratti di resti cristiani non sta più in piedi».
Quanto all’identificazione, «è dai tempi di Sukenik che si gioca con i nomi e di questo passo non mi stupirei se qualcuno affermasse di aver trovato anche le ossa di Dio. Noi francescani in Terra Santa una volta eravamo accusati di essere inventori di santuari, creduloni. Adesso invece siamo i difensori della scienza, contro i parolai che ogni anno propongono assurde “scoperte”. Ci vedo purtroppo una strategia, motivata da scopi economici. Che in questo caso si traduce anche in un attacco al cristianesimo. Nulla, proprio nulla, ci dice che quegli ossari siano legati in qualche modo a Gesù di Nazaret. Mentre le fonti che identificano il luogo del sepolcro di Cristo sono pre-bizantine. Se la storia si fa con i documenti, non possiamo non tenerne conto. Già Eusebio e Girolamo scrivevano che l’imperatore Adriano aveva voluto seppellire il luogo dove si venerava la resurrezione di Gesù costruendoci sopra un tempio pagano. Costantino, tra il 325 e il 335, farà abbattere quella costruzione e dagli scavi emergerà il Santo Sepolcro».