L’Ultima cena diventa un’orgia gay

La provocazione al museo della cattedrale cattolica di Vienna. L'arcivescovo è intervenuto solo dopo otto giorni di proteste. Alla l'opera è stata ritirata. <strong><a href="/a.pic1?ID=253180">L'autore</a></strong>: lo &quot;stalinista ateo&quot; che ama provocare

Gli organizzatori della mostra sono caduti dalle nuvole e hanno detto che non si aspettavano una reazione così dura. Eppure non ci volevano certo improbabili doti da sensitivo per immaginare che l’esposizione di un’Ultima cena con gli apostoli distesi sul tavolo che si masturbano a vicenda avrebbe provocato lo sconcerto, e le critiche, di tante persone. Soprattutto perché l’«opera» in questione (le virgolette sono d’obbligo) veniva esposta nientemeno che all’interno del Museo della cattedrale di Vienna.
È l’ennesima oltraggiosa ferita alla fede cristiana quella che è andata in scena nella capitale austriaca con l’iniziale compiacenza delle locali autorità, in un’Europa dove si deve portare il massimo rispetto verso ogni fede religiosa ad eccezione di quella che ha maggiormente contribuito alla nascita della sua stessa civiltà.
Questi i fatti. È stato esposto all’interno del Museo della cattedrale, nell’ambito di una mostra retrospettiva dedicata a uno dei grandi artisti austriaci, Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, un quadro intitolato Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini. La scena è molto esplicita. Invece di un pasto consumato tra amici, nel cenacolo si assiste a un’orgia omosessuale, con scene di sesso esplicite.
Com’era prevedibile, in molti si sono indignati e la stampa austriaca ha paragonato la vicenda alle famose vignette su Maometto (anche se queste ultime non erano certo state esposte nei locali adiacenti a una moschea). Un vero e proprio tam tam è partito dai siti web cattolici, anche italiani, che hanno protestato vivamente criticando il direttore del museo e lo stesso cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn. I curatori della mostra, intitolata «Religione, carne e potere», pur sapendo che avrebbero dovuto affrontare malumori, non credevano che la protesta sarebbe stata così forte. E pensare che lo stesso Hrdlicka, l’autore, aveva definito la sua tela come «un’orgia omosessuale».
Alla fine il quadro è stato tolto, per intervento dell’arcivescovo, anche se sono rimaste altre opere dello stesso artista, raffiguranti ad esempio un Cristo flagellato con il carnefice che afferra i suoi genitali e un Crocifisso senza volto giudicati osceni. Il direttore del museo, Bernhard Boehler, non si è sentito in dovere di scusarsi, ma ha invece difeso sia l’Ultima Cena di Leonardo restaurata da Pier Paolo Pasolini, sia la decisione di esporla nelle sale della mostra, in un museo collegato con la Chiesa cattolica. «Crediamo che Hrdlicka abbia le credenziali per rappresentare le persone in questo modo così carnale, così drastico», ha detto. Boehler ha aggiunto che il museo non aveva intenzione di offendere nessuno, ma ha spiegato che l’arte serve anche per dare vita a un dibattito e discutere. L’ottantenne artista, dal canto suo, ha affermato che gli uomini dell’ultima cena sono stati rappresentati in questo modo perché «non ci sono donne nell’affresco di Leonardo da cui ho tratto ispirazione». Quello che è certo è che Pasolini, autore del Vangelo secondo Matteo, un film che continua a competere come bellezza con molte altre più recenti vite di Gesù, non avrebbe mai fatto qualcosa di simile.
In ogni caso, dall’inaugurazione della mostra sono passati otto giorni prima che le autorità diocesane si rendessero conto della gravità del fatto e facessero togliere la tela. È immaginabile che il cardinale non ne sapesse nulla. Ma è anche lecito chiedersi dove fossero tutti gli altri suoi collaboratori e soprattutto perché non abbiano pensato quanto sconveniente fosse esporre una tale rappresentazione dell’ultima cena nel museo diocesano.
Andrea Tornielli