L’ultima sulle erbe della nonna Altro che miracoli: fanno male

Studio americano condanna i medicamenti naturali: "Alcuni prodotti possono aumentare l’incidenza di ictus". 
Preparati di moda come il Ginkgo Biloba possono avere pesanti effetti collaterali

Popolari ma subdole e guarda caso ora le chiamano erbe del diavolo. Da certezze secolari a demoni, e adesso chi lo spiega a nonne e zie? Le usavano per curarsi queste piante e all'improvviso si scopre che non aiutano a guarire e fanno pure male. Anche se viene comunemente usato a tutte le età per aumentare la concentrazione, è amato soprattutto dagli anziani il ginkgo Biloba: non solo perché ombreggia molte delle nostre strade, ma perché si è sempre pensato fornisse principi attivi per curare Alzheimer e malattie cardiocircolatorie. Peccato che uno studio pubblicato da poco sulla rivista scientifica statunitense Neurology abbia dimostrato il contrario, o meglio, che il ginkgo biloba può essere perfino dannoso, soprattutto per le persone anziane, perché aumenta l'incidenza di ictus. «Nell'undici per cento dei pazienti trattati sono emerse delle lesioni di tipo ischemico - spiega Fabio Firenzuoli, presidente dell'Associazione italiana dei medici fitoterapeuti e direttore a Empoli del Centro di medicina naturale della locale Ausl 11 -. E questa è la dimostrazione che in medicina non esistono dogmi». Per i più scettici ecco la storia di una coppia toscana: lui, lei e la passione per le erbe. Peccato che a forze di infusi di camedrio si siano beccati l'epatite. «Casi del genere sono frequenti perché la medicina popolare ha sempre consigliato il camedrio come depurativo del fegato, o come dimagrante, ma la ricerca scientifica ha dimostrato che contiene delle sostanze dannose». Proprio come la celidonia, un tempo considerata la panacea per i disturbi biliari, ma di fatto tossica per il nostro fegato. «Solo nel primo caso è già intervenuto il ministero proibendone l'utilizzo, ma il problema è che molti siti internet ne consigliano ancora l'assunzione e soprattutto il camedrio è facilmente reperibile nelle nostre campagne». Accanto alle erbe del diavolo, capita di trovare anche farmaci illegali: «Da poco ne abbiamo scoperti due: nel primo, venduto come anti mal di testa, c'era del nimesulide, il principio attivo dell'Aulin, farmaco notoriamente antinfiammatorio e analgesico. Nell'altro, venduto per abbassare la pressione arteriosa, abbiamo invece trovato la reserpina, farmaco ipotensivo».

Suona il campanello d'allarme, ma la passione per la fitoterapia pare irreversibile. Da Manuela Arcuri a Katia Ricciarelli, i vip nostrani si riforniscono solo presso l'erboristeria Simoncelli di Sora, la più grande d'Italia. «Per poter stare tranquilli, l'importante è affidarsi a esperti di fitoterapia, perché spesso è l'uso scorretto delle piante a creare problemi». Ricorda bene il dottor Firenzuoli un paziente che si era rivolto a un guaritore del monte Amiata per un versamento articolare al ginocchio: «Gli prescrisse degli impacchi di aglio su entrambe le gambe e quando arrivò da me era pieno di ulcere causate dal potere caustico di questa pianta». E poi ancora, la storia di quella signora che si faceva impacchi vaginali con olii essenziali di malaleuca artenifolia, «che non vanno mai usati puri perché altrimenti sulle parti delicate possono avere lo stesso effetto della benzina...». Contro le scottature, attenzione all'iperico: questa pianta tipica dell'area mediterranea e usata spesso per combattere gli eritemi, infatti, può interagire negativamente con molti farmaci. Lo stramonio, invece, se usato scorrettamente può causare addirittura allucinazioni, ma questo gli antichi lo sapevano già e non a caso, con le sue foglie si preparavano potenti filtri d'amore.