L’ultimo allarme di Madrid: i bimbi terroristi del futuro

L’ulema del più grande centro islamico europeo avverte: "Troppi predicatori fai da te. Il loro obiettivo è creare generazioni di fanatici"

«I bambini sono una bomba pronta a esplodere». Monair Mahmoud Ali El Messery il principale imam di Madrid lancia l’allarme. «Sono i più giovani, quelli più ricettivi alle teorie degli integralisti, pronti ad accettare ogni idea, terreno fertile per qualsiasi tipo di estremismo». È su di loro che si sta concentrando la propaganda integralista. Sono i figli degli immigrati, quelli nati al confine, civiltà a confronto, allo scontro. Sono i bambini che oggi vediamo ai margini di una società che li ha ignorati, ghettizzati, traditi. Esclusi dal gruppo di serie «A», li ritroveremo domani, cresciuti con l’odio negli occhi, indottrinati, invasati, aggrappati a un sogno minore che li ha ingannati. El Messery, egiziano, 44 anni dirige da anni la moschea M-30, la più importante della Spagna e la più grande d’Europa. È preoccupato.

Teme che le nuove generazioni finiscano in questa rete. «Molti giovani islamici si muovono in Occidente come ciechi che hanno come punto di riferimento uno strabico». «Bisogna - dice ai giornali spagnoli - lavorare sul terreno delle idee, strapparli alla seduzione della violenza e aiutarli anche economicamente». La sua moschea sostiene più di 300 famiglie. L’integrazione passa anche da qui, dai soldi: «La maggior parte dei musulmani che vivono in Europa hanno un livello economico e culturale basso».

Un mix che rischia di diventare esplosivo. «Ci sono troppi predicatori fai-da-te. Sono persone senza la minima preparazione che parlano in nome dell’islam pur essendo ignoranti. Chiunque qui potenzialmente può diventare un imam e predicare». Esaltati che confondono geopolitica e religione, frustrazioni personali che diventano figlie di un dio piccolo, vendicativo, purificatore, che punisce infedeli e miscredenti.

Secondo l’imam di Madrid ben vengano leggi, decreti controlli e regole che tutelino la libertà. «Bisogna controllare il senso delle frasi pronunciate nei luoghi di culto da ogni singolo imam. Questo atteggiamento non intralcia con il discorso della libertà di culto. Bisogna semplicemente far rispettare la legge». Lui, ad esempio, dopo le accuse di wahabismo, la dottrina che segue Osama bin Laden, ha deciso di registrare ogni sermone. «E attenzione - continua il leader religioso - sono le moschee periferiche quelle da tenere più sotto controllo. L’estremismo si nasconde nella provincia, nelle città più defilate». Qui, nei centri abitati di periferia, lontano dalle grandi città le moschee sono reinventate in appartamenti, lontane da sguardi indiscreti. Appartamenti, come quelli di Perugia. «In questi luoghi non ci sono sabios ma imam qualunque. Chiunque conosca un paio di capitoli del Corano possono dirigere le orazioni. Il sabio invece è prima di tutto uno studioso, uno specialista, un interprete che ha delle risposte».

El Messery ricorda la sua storia, sette anni per il dottorato sul Corano. Vent’anni trascorsi studiando con gli ulema islamici. «In Europa invece anche un macellaio o un carpentiere può diventare un imam. È assurdo che ogni personal, qui, possa scagliare una fatwa. Le moschee hanno bisogno di specialisti». La moschea, come luogo sacro, non può nascere dall’improvvisazione e dalla precarietà, non può essere un appartamento o un garage. La strada da seguire è un’altra: «Creare un congresso di Ulema per ogni paese europeo, in modo che controllino il cammino di ogni imam. Bisogna sbarrare la strada a quelli che predicano in nome dell’islam per guadagnare denaro o per follia ideologica».