L’ultimo fascismo raccontato dai giornali liguri

Sia pure sconvolta da una guerra sempre più disastrosa, la Repubblica sociale di Mussolini seppe trovare, fino all'ultimo giorno, le risorse, gli uomini e i materiali per stampare e diffondere giornali e periodici, non rinunciando ad offrire anche prodotti di una certa qualità.
La propaganda, naturalmente, la faceva da padrona sulla stampa di Salò: notizie intorno a formidabili «armi segrete» germaniche, commenti su quanto avveniva in America, sensazionali annunci di vittorie giapponesi in Pacifico, appelli all'arruolamento di soldati, discorsi di qualche gerarca, attacchi antisemiti, cronache semiserie sull'Italia del Sud, bollettini di guerra e resoconti di corrispondenti dai vari fronti.
La Liguria non costituì un'eccezione. Minacciata da sbarchi alleati - poi mai avvenuti -, sottoposta a devastanti bombardamenti aerei, con scarse risorse alimentari ed economiche, la regione soffriva come se fosse stata in prima linea, anche per le conseguenze della sanguinosa lotta tra le forze partigiane e quelle tedesche e fasciste. Dall'autunno del 1944 le divisioni americane erano giunte a circa 200 chilometri da Genova e i loro aerei decollavano da comode basi poste nella dirimpettaia Corsica.
Nonostante tutto questo, in edicola si trovavano puntualmente i giornali, realizzati magari in una sola pagina, massimo due, stante la cronica carenza di carta, ma pur sempre giornali, che dopo essere stati letti e riletti, spesso finivano bagnati, appallottolati e fatti essiccare, per farne miseri surrogati della legna da ardere. La gente, comunque, leggeva.
Primo quotidiano genovese a trovarsi in edicola, dopo l'armistizio dell' 8 settembre, fu il Corriere Mercantile, con l'autorizzazione delle autorità militari germaniche. Direttore Alberto Parodi, che rimase in carica fino all'aprile 1945. Il Lavoro, di nascita socialista, sopravvisse durante il regime e si rivide in edicola anche durante la breve stagione della Rsi. A dirigerlo in questa esperienza fu dapprima Ernesto Daquanno (poi fucilato a Dongo), sostituito da Gian Gino Pellegrini fino al 23 aprile '45. Il quotidiano ebbe anche una edizione diffusa nel savonese.
Giornale di riferimento per tutta l'area ligure rimase comunque Il Secolo XIX, tradizionale e mai troppo schierato col fascismo. Riprese le pubblicazioni in ritardo, il 14 dicembre 1943 e le cessò il 23 aprile 1945. Per pochi mesi diretto da Aldo Chiarini, il quotidiano fu poi condotto da Mario Rivoire fino all'ultimo. Redattore capo era il valente Metello Pescini, mentre tra le firme si ricordano Enzo Capaldo (nel dopoguerra esponente missino), e Bruno Romanelli che sarà vittima di un attentato partigiano nel gennaio 1945.
Trisettimanale era invece La Gazzetta di Savona, che dava voce agli esponenti più attivi del fascismo repubblicano locale, tanto da trasformarsi in foglio della Brigata Nera Francesco Briatore. A dirigerlo il Commissario federale Bruno Bianchi, che cederà l'incarico al Ten. Mario Caporilli. Capo redattore Giacomo Genovese. Tra i collaboratori molti militari, donne e studenti, che curarono anche un numero unico - bilingue - per i militari tedeschi schierati nella provincia. Dato alle stampe l'ultimo numero il 14 aprile 1945, Caporilli cadrà vittima dei plotoni d'esecuzione un mese dopo, a Savona.
La zona di Imperia era invece rappresentata da L'Eco della Riviera, che aveva la direzione a San Remo e usciva tre volte la settimana: lunedì, mercoledì e sabato. Buon professionista era il direttore Gino Cesare Mazzoni, che riuscì, tra mille difficoltà, a dare al foglio una cadenza giornaliera, tanto che gli cambiò nome in Il Quotidiano de L'Eco della Riviera. L'ultimo numero porta la data del 21 aprile 1945.
Nello spezzino e nel chiavarese era diffuso, fino all'estate 1944, Il Telegrafo, la storica testata livornese, che ebbe un'edizione ligure. A La Spezia, base navale molto provata dai bombardamenti angloamericani, usciva L' Informazione - Giornale della Spezia, diretto dal giornalista Bruno De Batté, che pagherà questa attività finendo fucilato contro un muro del cimitero cittadino, il 28 aprile 1945. Nell'estrema propaggine ligure usciva anche Ardimento - Giornale del Partito fascista repubblicano lunense e dei lavoratori, organo prettamente politico affidato a Vando Paoletti.
Ma la Liguria aderente all'ultimo fascismo si identificava maggiormente in pubblicazioni più agguerrite, come il genovese Che l'Inse!, o il chiavarese Fiamma Repubblicana, noti per le posizioni intransigenti e per la durezza degli attacchi rivolti ai tanti nemici del fascismo, che di volta in volta erano indicati nei monarchici, nei massoni, negli ebrei.
Il primo, settimanale, era sorto come l' organo dei giovani fascisti genovesi, ma in breve divenne la voce del partito cittadino, per trasformarsi ulteriormente - estate 1944 - nel settimanale della Brigata Nera Gen. Silvio Parodi. L'urlo di Balilla voleva essere un incitamento alla lotta contro i nemici, ma non poteva sfuggire l'implicito ammiccamento antitedesco.
A dirigerlo Davide Sega, mentre tra i collaboratori, oltre ai soliti militari, figurano Francesco Sirigu D'Intremontes, Vittoriano Petrilli, Vincenzo Carbonaro, e una lunga serie di donne e giovani ausiliarie.
Un tema trattato dal settimanale genovese era quello della collaborazione tra ceti operai e proprietari, mentre in vari numeri si tentò di portare avanti, con poca convinzione e nessun risultato, un impossibile dialogo con i comunisti alla macchia. Non disprezzabile, tenuto conto dei tempi tristi, il tono di articoli dedicati al teatro, al cinema, all' arte in genere. Che l'Inse! morì con il fascismo, nell'aprile del 1945.
Nota anche al di fuori del suo territorio di azione, Fiamma Repubblicana era il microfono dell'ultimo capo del fascismo chiavarese: Vito Spiotta. Sprezzante, duro, non privo di coraggio, il direttore del settimanale rivierasco si distinse subito per una linea editoriale violenta, senza mezze misure, attaccando nei suoi articoli, oltre ai nemici «tradizionali», anche l'Arma dei Carabinieri (legata alla monarchia sabauda) e gli ambienti cattolici (non schierati con la Rsi). Tra i collaboratori, Guido Trapasso. Ospite, con una lettera pubblicata il 16 gennaio '44, il grande poeta americano Ezra Pound, che risiedeva a Zoagli.
Fiamma Repubblicana si spense con la fine della guerra, lasciando una testimonianza incancellabile sul turbine di violenza scatenatosi in Liguria durante la guerra civile. Spiotta, passato alla storia come un criminale, sarà processato a Chiavari e fucilato a Genova nel 1946.
Ci fu anche Il Popolo di Valpolcevera, curato dal tenente Giovanni Fontana e stampato a Sampierdarena dalla locale «Brigata Nera». Dopo avere requisito una tipografia a Pontedecimo, gli ultimi numeri furono stampati direttamente dalle camicie nere di Fontana in quella località. Era un foglio che, come i più famosi Che l'Inse! o Fiamma Repubblicana, attaccava i partigiani alla macchia, ridicolizzava gli antifascisti, raccoglieva cifre destinate a comprare armi per le forze armate. Finita la guerra, anche il tenente Fontana perderà la vita, fucilato con i suoi militi ai Piani di Praglia.
In questo breve excursus sulla stampa di Salò in Liguria, a titolo di cronaca, vanno ricordati, perché molto diffusi, anche il tortonese Il Leoncello, diretto dall' ottimo Gian Carlo Zuccaro; Il Popolo di Alessandria, di Gian Gaetano Cabella, che alternava satira a proclami bellicosi; La Torre di Novi Ligure, decadale curato dai fratelli Mario e Attilio Ferretti; l'edizione savonese de La Stampa di Torino, e un numero unico: Teatro per Genova, di cui, oltre il titolo, non si sa nulla di più.
Particolare fu il fenomeno dei giornali di reparto, ovvero di quelle pubblicazioni destinate a circolare fra i membri di unità militari fasciste stanziate nel territorio. Questi giornali, talvolta, erano diffusi più o meno regolarmente nelle edicole della nostra regione. Da segnalare diversi di questi fogli: I nostri vent'anni, per i militi della 34ª Legione Gnr di Albenga; Piume al vento, dei bersaglieri del 2° Battaglione schierati a San Remo; Fiamme Bianche, dei giovani volontari imperiesi; Noi, a cura dell' Opera Balilla genovese, diretto da un certo Bisogni; Il Risoluto, diretto da Giorgio Melloni, stampato nella tipografia del Il Lavoro e destinato ai marò della X Mas genovese; Pale a prora!, un foglio creato nel '44 per i marinai della 1a Squadriglia Antisom e diretto dal guardiamarina Umberto Zanni; La Cambusa, nato a La Spezia nell'ottobre del 1943 per i volontari della formazione del principe Junio V. Borghese; Il Reduce, forse destinato a ex-militari. A ponente era letto San Marco, dai militari dell'omonima divisione, mentre Monterosa teneva informati gli alpini dislocati nella riviera di levante. Queste ultime due riviste erano di ottima fattura, con pagine a colori e reportages dal fronte della Garfagnana. Una cosa accumunò tutti questi giornali: la vita, che non si può che definire effimera, in tutti i sensi.