L’umanità a tasso variabile

Quando si prova a lanciare qualche allarme sui cosiddetti temi etici, dalla ricerca sugli embrioni all'eutanasia, dalla selezione genetica alla pillola abortiva, ci si imbatte in uno scetticismo diffuso, in una generale tendenza a minimizzare. C'è chi lo fa perché ideologicamente convinto, per fede scientista o per interesse politico, e chi per semplice mancanza di informazione, perché non ritiene possibile che eventi che considera mostruosi possano davvero accadere. La soppressione dei disabili, la creazione di ibridi o chimere, il sacrificio degli embrioni non per curare gravi malattie, ma per testare i cosmetici, appaiono esagerazioni inquietanti, buttate lì solo per spaventare la gente. Quando si chiede il testamento biologico, ci si affretta a dichiarare, come ha fatto Francesco Rutelli l'altroieri, che l'eutanasia non è nell'agenda del governo. La pillola Ru486 viene pubblicizzata come il modo migliore per interrompere la gravidanza, tacendo sui rischi e sul dolore, e soprattutto sullo scopo politico, che è la modifica strisciante della legge 194 sull'aborto. Il ministro Fabio Mussi, nel momento in cui consente il finanziamento europeo della ricerca sulle cellule staminali embrionali, prospetta un futuro meraviglioso in cui le malattie degenerative verranno sconfitte, sapendo benissimo che in tutti questi anni è solo dagli studi sulle staminali adulte che sono venuti risultati terapeutici concreti; attualmente l'unico utilizzo offerto dalla ricerca sugli embrioni è quello dei test tossicologici per i cosmetici: obiettivo che nemmeno Mussi può definire di grande rilevanza per le speranze dei malati.
Domenica scorsa il Sunday Times ha riportato una richiesta ufficiale dell'associazione dei ginecologi inglesi, il Royal College of Obstetricians and Gynaecology. Il titolo dell'articolo, serenamente esplicito, è: «Lasciateci uccidere i bambini disabili». La surreale motivazione offerta dai medici è che in Gran Bretagna ci sono troppi aborti tardivi; se le mamme sapessero che un bambino con gravi problemi si può sopprimere anche dopo la nascita, forse sarebbero più disposte a portare avanti le gravidanze a rischio. Oggi invece, sempre dall'Inghilterra, patria della deregulation antropologica in Europa, arriva la notizia che due centri di ricerca hanno chiesto alla Human fertilisation and embriology authority il permesso di creare embrioni ibridi, con ovociti di mucche o altri mammiferi. Lord Richard Harries, il presidente dell'Authority, che tra l'altro è un vescovo anglicano, si è già espresso favorevolmente, dichiarando in un'intervista al Times che in fondo si tratterebbe di una creatura umana al 99%, dunque «prevalentemente» umana. L'umano diventa una qualità a tasso variabile: si può essere umani del tutto o solo un po', oppure, come dice l'ineffabile Lord Harries, «prevalentemente». Che i ricercatori volessero supplire alla penuria di ovociti di donne con qualunque mezzo si sapeva, perché senza le preziose uova umane è impossibile creare embrioni per alimentare la ricerca; si sapeva anche che la richiesta di creare «Frankenbunny», cioè coniglietti Frankenstein, come vengono definiti sui giornali inglesi gli ibridi, sarebbe stata avanzata ufficialmente. Chi è contrario, però, contava su un grande dibattito che mobilitasse l'opinione pubblica, e ponesse seriamente il problema dei limiti etici della scienza. Invece pare che la Hfea potrebbe comportarsi con gli ibridi come ha già fatto con un'altra proposta del centro di ricerca di Newcastle, cioè lo sconto sul costo delle procedure di fecondazione artificiale in cambio di ovociti; le donne che donano i propri ovociti alla scienza possono usufruire gratis dei trattamenti per la procreazione assistita. L'authority ha concesso una sorta di licenza alla clinica di Newcastle, sostenendo che la discussione sui principi (se sia etico o no pagare in qualche forma gli ovociti umani) sarebbe stata troppo lunga, e intanto gli scienziati reclamavano una risposta. Con i «Frankenbunny» potrebbe fare altrettanto, lasciando mano libera alla sperimentazione selvaggia mentre i bioeticisti ne discutono la legittimità. Magari alla fine i membri dell'Authority decideranno di bocciare la creazione di ibridi, ma sarà troppo tardi: tutti sanno che è inutile chiudere la stalla quando i «Frankenbunny» sono scappati.