L’unico detenuto di San Marino

Il record del mini Stato: nel carcere c’è un solo prigioniero, con due guardie

da San Marino

Un carcere vuoto, almeno di giorno. Nessun rumore di catenacci, nessuna voce che passa tra le sbarre, niente passi lungo i corridoi. L’unico detenuto esce per andare a lavorare e torna in cella solo per la notte. L.R. ha sessant'anni, deve scontare 4 anni e 4 mesi per una brutta storia di violenza sessuale in famiglia. È l’unico prigioniero di San Marino.
L’uomo è stato arrestato nel 2004 per avere violentato la figlia adottiva, allora 13enne. Ora la richiesta del suo avvocato, Marino Nicolini, è stata avallata dall’educatore sociale e dal giudice: così lui viene recluso soltanto nelle ore notturne.
La ragazzina, di origine sudamericana, fu adottata da una famiglia riminese residente a San Marino. Quando restò incinta inizialmente incolpò un coetaneo, poi i sospetti si spostarono sul padre. L.R., appunto, chiese di essere sottoposto al test del Dna, convinto di essere scagionato. Fu incastrato. L’esame sulle ossa del polso della ragazzina confermò che le violenze furono perpetrate quando lei aveva appena 13 anni. A differenza dell’ordinamento italiano, la legge della Repubblica del Titano non prevede aggravanti per l’incesto: in primo grado l’uomo fu condannato a 5 anni e 5 mesi, in appello la pena è scesa di un anno. L’unico detenuto del carcere ha già risarcito le parti civili, intanto il bambino nato da quelle violenze ha compiuto 5 anni e vive in una struttura protetta. Dopo questa vicenda tanto dolorosa la moglie lo ha lasciato. «È successo altre volte che il carcere di San Marino restasse con un solo ospite - racconta Floriano Sciutti, 48 anni, segretario particolare del ministro della Giustizia - perché da noi non si ricorre quasi mai alla carcerazione preventiva». Sciutti segue da vicino Ivan Foschi, 35 anni, ministro della giustizia, espressione del centrosinistra sanmarinese. Entrambi si sono presi a cuore la sorte di questo detenuto solitario. L.R. è un muratore, prima di finire in galera aveva una ditta edile, che ha dovuto vendere. Oggi lavora ancora a San Marino, con orario pieno, come fosse un operaio qualsiasi. Di sera però non rientra a casa, in famiglia: torna nella sua cella, nel Carcere dei Cappuccini. Sei celle in tutto, scese a cinque dopo la ristrutturazione di 40 anni fa, prima di ulteriori interventi per la messa in sicurezza. Pochi spazi all’interno, fuori un piccolo giardino, che dà sullo strapiombo di una cava, a ridosso di un bosco e del monte. È l’ala di un convento del 1600, nel centro storico sanmarinese, a fianco di via Paolo Terzo, per il quale lo stato paga l’affitto alla diocesi. A disposizione del nostro carcerato una biblioteca, la televisione, qualche attrezzo da palestra. Tutto per lui, per il dopocena e nel caso non riuscisse a dormire. «Non c’è la cucina - spiega Sciutti - per ragioni di sicurezza. Il cibo arriva da un ristorante vicino, il Ritrovo dei Lavoratori. Non perché vogliamo trattare troppo bene i detenuti, sarebbe antieconomico organizzare un servizio mensa ad hoc. Ma cerchiamo il maggior grado di umanità compatibilmente con la condotta del detenuto». E il sessantenne è molto collaborativo: così il giudice cerca sempre di andare incontro alle richieste di visita dell’avvocato e della famiglia. I colloqui avvengono senza barriere e con una sorveglianza molto discreta. In passato nel carcere furono organizzati anche laboratori e corsi di computer.
A San Marino non esistono guardie carcerarie, dei prigionieri si occupa la gendarmeria, che distacca stabilmente due brigadieri. L.R. è rimasto da solo perché un secondo detenuto, un trentenne calabrese residente a San Marino, pure condannato per violenza sessuale, mesi fa ha ottenuto la semilibertà domiciliare per motivi di salute. Ma, presto, dovrebbe arrivare qualcun altro a fargli compagnia. A San Marino c’è un uomo in attesa di giudizio, arrestato in flagranza per furto: è stato catturato nella notte dello scorso lunedì, massimo dieci giorni e poi conoscerà il proprio destino. Ora è stato rimesso in libertà, quando la sentenza diverrà definitiva sarà incarcerato. Così L.R. non sarà più isolato, almeno per un po’. Recluso dal dicembre 2006, tornerà in libertà nel marzo del 2011. Difficile che al ladro sia applicata una pena tanto lunga. E allora il prigioniero solitario avrà ancora qualche anno da scontare, in privato, nel suo carcere esclusivo. Sempre che i sanmarinesi continuino a fare i bravi.